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LIBERI – PADRE ZAGARIA SCOMUNICATO, CITTADINI A BOCCA APERTA

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LIBERI – Scossa e incredula la comunità parrocchiale di Liberi per la decisione adottata da Mons. Valentino Di Cerbo, Vescovo della Diocesi di Alife-Caiazzo, nei confronti di padre Salvatore Zagaria.  Infatti, a seguito da quanto previsto dal codice canonico vigente, padre Salvatore Zagaria, amministratore parrocchiale della Comunità di Liberi fino al mese di giugno dell’anno scorso,  è stato destinatario di un provvedimento estremo emesso da Mons. Valentino Di Cerbo essendo stato scomunicato “latae sententiae” per aver commesso il delitto di scisma. Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dall’ufficio stampa della diocesi di Alife-Caizzo: “Il 27 ottobre 2016, il Sac. Salvatore Zagaria, per più di 4 anni (gennaio 2011- luglio 2015) Amministratore parrocchiale della Comunità di Liberi (CE), che nel luglio 2016 ha lasciato spontaneamente la Diocesi di Alife-Caiazzo, veniva illecitamente ordinato corepiscopo della Chiesa ortodossa della Nazioni e assumeva l’incarico di abate di un Monastero Ortodosso Celestino dell’Ordine Patriarcale dei Monaci celestini, contestualmente inaugurato in Casapesenna (CE), via Ciglio III, trav. n.4. Con grande sofferenza per tale gravissimo atto di lacerazione della comunione ecclesiale e di disobbedienza al Papa, si rende noto che il menzionato ecclesiastico, avendo commesso un delitto di scisma, è incorso nella prevista scomunica latae sententiae (Can. 1364 del CJC; cfr Art 2, par. 1 SST). Pertanto, i Presbiteri, in particolare i Parroci, e i Religiosi della Diocesi, evitino di mettere a disposizione di detta persona luoghi e strutture di proprietà delle parrocchie e di enti ecclesiastici e avvertano, secondo l’opportunità, i fedeli, esortandoli a disertare eventuali celebrazioni o riunioni da lui promosse nel territorio diocesano o altrove. Qualora un battezzato nella Chiesa cattolica aderisse ‘formalmente’ alla dottrina o al modo di vita del suddetto sacerdote, si porrebbe fuori dalla comunione ecclesiale, incorrendo nella censura della ‘scomunica’ e nelle conseguenze canoniche previste dalla legge ecclesiastica. Nell’affidare alla misericordia del Signore chi si è macchiato di un peccato così grave, si invita a pregare per la sua conversione e ad invocare l’aiuto divino perché tale grave decisione non provochi ulteriori scandali nel Popolo di Dio.”

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