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Guerra in Ucraina e Palestina: Le ragioni di Putin, le bugie e le ipocrisie dell’Europa.

(di Sandrino Luigi Marra) – Distorcere la storia, usarla con uno scopo orientato e non asservita alla realtà dei fatti e delle responsabilità, fa si che azioni internazionali che dovrebbero portare a soluzione di un conflitto, vengano guidate verso un diverso obiettivo a discapito della reputazione di singoli e del proseguimento stesso di un conflitto. Prendiamo l’attuale esempio Navalny-Assange, il primo muore ed il colpevole è Putin, il secondo rischia la morte ma il colpevole è egli stesso, la colpa è sua. Difatti l’Occidente è abituato a guardare l’ultimo segmento della storia e dei fatti storici, da qui ad esempio tende contestare la narrativa Russa rispetto al conflitto Russo-Ucraino quando lo stesso Putin o altri ne ripercorrono le motivazioni storiche. Ma questo accade anche con il conflitto Israelo-Palestinese, si è guardato il segmento finale della storia dimenticando ciò che prima è stato. Ciò è applicabile anche a conflitti passati o più vicini al nostro tempo: il bombardamento della Serbia, l’invasione dell’Iraq, dell’Afghanistan, la guerra civile in Siria. Sistematicamente si sono trovate giustificazioni relative agli eventi immediati, senza guardare al prima creando sistematicamente danni “collaterali” che hanno fatto centinaia di migliaia di vittime. E’ su una idea di un primato di indiscutibile rettitudine che l’Occidente a guida USA tende a vestirsi (mascherarsi).

Da qui si finisce con l’incoraggiare comportamenti i quali non tenendo conto dell’accaduto prima, consentono di fingere che le sconfitte Ucraine non esistano, che  continuare ad armare Israele sia un elemento di stabilità per il Medio Oriente. Se guardiamo alle vicende storiche del prima del conflitto Russo-Ucraino, si può comprendere che esso non è nato due anni orsono, ma nel 2014 e ancor prima nel 2007 e, andando a ritroso nella storia nel 1990. Nella prima data (2014) inizia l’offensiva dell’esercito ucraino nel Donbass offensiva andata avanti fino al 2022, con 14.000 morti. Nel 2007 alla conferenza sulla sicurezza Putin aveva chiesto ai Partner Occidentali “Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi si intende espandere la NATO? E cosa è successo con le garanzie dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del patto di Varsavia? Dove sono oggi le dichiarazioni di allora? Nessuno riesce neanche a ricordarle.”

Eppure in merito alle dichiarazioni fino a conflitto iniziato l’Occidente ha addirittura continuato a negare che ci fossero state delle promesse fatte a Gorbaciov, parole e discorsi mai detti e mai fatti, non scritti, non esistenti. Quando poi arrivano le affermazioni di James Baker allora Segretario di Stato americano, si tace e si fa finta di nulla, si distorce ancora una volta la storia con il voltare lo sguardo altrove, come bambini che hanno fatto una marachella. Non una risposta rispetto alle affermazioni di Baker, non una parola in merito. Nella stessa conferenza vi fu anche un’altra dura replica di Putin alle parole dell’allora Ministro della Difesa italiano Arturo Parisi, quando questi disse: “che non solo l’ONU ma anche l’Unione Europea e la Nato possono legittimare l’uso della forza per combattere la violenza ingiusta e ripristinare la pace.” La risposta di Putin fu: “ Forse non ho udito correttamente, ma i nostri punti di vista divergono. L’uso della forza può essere legittimata solo dall’ONU. Non abbiamo bisogno di sostituire l’ONU con la Nato e l’Unione Europea.” Oltretutto in merito alla risposta di allora il regolamento e le leggi del diritto internazionale di guerra e del diritto umanitario prevedono che sia l’ONU a legittimare l’uso della forza, dunque cosa si vuole e si era voluto fare? Distorcere la storia rispetto alla legittimazione della forza? Il dubbio sorge a leggere e guardare la storia stessa. Nel 2010 una legge costituzionale in Ucraina decretò il non allineamento del paese, poniamo attenzione, perché parliamo di legge costituzionale. Nel 2014 si sovverte la legge costituzionale e nel 2019 la volontà di Adesione alla NATO fu sottoscritta nella Costituzione del Paese. Sempre nel 2014 l’adesione/annessione della Crimea viene venduta come atto non conforme, eppure nonostante ciò che si è potuto dire esiste una dichiarazione la quale risulterebbe determinante nell’ambito del diritto internazionale umanitario dell’autodeterminazione dei popoli:

«Dichiarazione d’indipendenza della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli:

 

Noi, i membri del parlamento della Repubblica autonoma di Crimea e del Consiglio comunale di Sebastopoli, per quanto riguarda la carta delle Nazioni Unite e tutta una serie di altri documenti internazionali e tenendo conto della conferma dello status del Kosovo da parte degli Stati Uniti e la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni il 22 luglio 2010, in cui si afferma che la dichiarazione unilaterale di indipendenza di una parte del paese non viola alcuna norma internazionale, prende congiuntamente questa decisione:

 

  1. Se viene presa la decisione di entrare a far parte della Russia al referendum del 16 marzo 2014, la Crimea, compresa la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli, saranno annunciate uno stato indipendente e sovrano con un ordine repubblicano.

 

  1. La Repubblica di Crimea sarà uno stato democratico, laico e multinazionale, con l’obbligo di mantenere la pace, il consenso internazionale e intersettoriale nel suo territorio.

 

  1. Se il referendum porterà i rispettivi risultati, la Repubblica di Crimea come stato indipendente e sovrano si rivolgerà alla Federazione Russa con la proposta di accettare la Repubblica di Crimea sulla base di un rispettivo trattato interstatale nella Federazione Russa come nuova entità costituente della Federazione Russa.

 

Dichiarazione approvata dalla Risoluzione del Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea nella sessione plenaria straordinaria dell’11 marzo 2014 (firmata dal presidente del Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea Vladimir Konstantinov) e dalla Decisione del Consiglio comunale di Sebastopoli nella sessione plenaria straordinaria dell’11 marzo 2014 (firmato dal presidente del consiglio comunale di Sebastopoli Yury Doynikov).»

 

Si può dire di tutto e si può affermare ciò che più si aggrada, l’esempio dei fatti di Crimea non possono essere guardati diversamente rispetto ad altri eventi simili e ancor più per i fatti del Donbass che sono in pratica identici alle vicende del Kossovo, quindi due pesi e due misure? O per il Kossovo è potuto esistere un attacco aereo contro la Serbia senza legittimazione Onu mentre per il Donbass nella stessa identica situazione (tranne la legittimazione postuma) non è legittimato una azione russa a protezione della popolazione di lingua russa? Appare dunque sempre più chiara una volontà di supremazia rispetto ad accordi, aspettative e richieste di una realtà federativa che più e più volte aveva ed ha chiesto forme di neutralità e non avanzamento della NATO in base alle dichiarazione del 1990. L’azione militare, lo ricorda sempre Klausevitz, è il prolungamento della politica, qui nel caso Russo-Ucraino più reale che mai. Eppure sarebbe sufficiente il riconoscimento della storia, non dalla coda ma dalla testa senza andare troppo lontano, basta il 1990 e forse il cammino verso la pace si accorcerebbe e non di poco. Se a cantare fossero le voci della diplomazia, e non quella dei cannoni si risparmierebbero da domani altri migliaia di morti.  Ma la parola d’ordine di una Europa a guida USA, sembra essere  “riarmarsi”, il 10 Febbraio il consiglio europeo ha approvato nel quadro del nuovo Patto di Stabilità l’incremento delle spese militari, riforma che gli Stati membri devono attuare per non incorrere in sanzioni. Non incorrere in sanzioni per mancato  miglioramento del welfare, della transizione ecologica, del benessere economico e sociale, per la sanità, ma per il non incremento delle spese militari. Difficile trovare nella storia a guardare ben oltre il 1990 una cosa del genere. Anche solo andando indietro di 500 anni. Questo fa riflettere su una sorta di governance militare-industriale che promette addirittura posti di lavoro e crescita. E di ieri tanto per concludere, la dichiarazione di Macron di un intervento militare occidentale in Ucraina, l’idea dunque di dover vincere a tutti i costi un conflitto che non può essere vinto dall’Ucraina come dall’Occidente, che può essere vinto solo dalla diplomazia, con un ristabilimento tanto per cominciare della clausola costituzionale del 2010 per poi discutere di Crimea, Donbass, Luhansk e altro. E non diamo sempre le colpe alla Russia del dittatore Putin, poiché a Marzo del 2022 si era in Turchia al tavolo della pace, già garantita dalla Russia, tavolo fatto saltare in fretta e furia dalla Gran Bretagna, con Putin che dichiarava che comprendeva anche le difficoltà intrinseche di Zelensky ma ben disposto a venirgli incontro. Ma pare non sia Zelensky a decidere per il meglio del suo popolo, un signor Zelensky che dovrebbe oggi guardarsi le liste dei caduti piuttosto che chiedere le liste di filo putiniani, secondo i suoi e altrui canoni. Con l’Occidente infine che dovrebbe pensare alla pace e come ottenerla da ambo le parti, invece di fomentare la guerra. Per chiudere con la Storia ed i personaggi: “potreste prendere ad esempio Federico II° di Svevia e la sesta crociata…..vinta da ambo le parti senza scoccare una sola freccia”. Ma Federico II° di Svevia era lo Stupor Mundi……

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