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RIARDO – Ferrarelle sponsorizza Round Tables Tour a Tel Aviv, scoppia la protesta in tutto il mondo

RIARDO – L’azienda Ferrarelle di Riardo (CE) aveva deciso di sponsorizzare la Round Tables Tour a Tel Aviv, in Israle. Insorgono decine e decine di associazioni pacifesti che, in tutto il mondo, si battono per l’uguaglianza e la libertà. Gli israeliani, in realtà, mentre tentano di far passare la Round Tables Tour come un “fruttuoso dialogo su cultura, economia e questioni sociali”,  spera di  deviare l’attenzione dalle diffuse violazioni dei diritti fondamentali dei palestinesi, tra cui il diritto al cibo. Per questo ed altri motivi, oltre 100 associazioni di tutto il mondo hanno sottoscritto un documento con il quale chiedevano a Ferrarelle di annullare la sponsorizzazione.

Ecco  il documento inviato a Ferrarelle lo scorso 17 ottobre:

Spett.le Ferrarelle S.p.A.

Oggetto: Richiesta di annullare la sponsorship della Round Tables Tour a Tel Aviv

Egregio Presidente,

Noi sottoscritti gruppi della società civile, vi scriviamo in merito al vostro sponsorship dell’evento culinario Round Tables Tour che si terrà a Tel Aviv dall’8 al 26 novembre 2016. Vi invitiamo a riconsiderare il vostro sostegno a questa iniziativa volta a utilizzare l’alta cucina per mascherare la negazione da parte di Israele dei diritti fondamentali dei palestinesi.

Nel 2014, carri armati, aerei da combattimento e cannoniere israeliane martellavano la Striscia di Gaza assediata, uccidendo più di 2.100 palestinesi, tra cui oltre 500 bambini, e questo è stato solo l’ultimo di quelli che sono tragicamente diventati massacri periodici di Israele eseguiti con impunità. Oltre a case, ospedali, scuole e fabbriche, gli attacchi israeliani hanno distrutto anche fattorie, serre, pozzi d’acqua, frutteti, colture e bestiame.[1]

Cecchini dell’esercito israeliano sparano regolarmente su agricoltori palestinesi a Gaza e frequenti incursioni militari distruggono i campi. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani ha documentato 534 incursioni di terra e 544 spari tra il 2006 e il 2013, nel corso dei quali sono stati uccisi 179 civili mentre i feriti sono stati 751.[2] I documenti ottenuti attraverso un’azione legale dimostrano che Israele ha calcolato in modo cinico il fabbisogno di calorie per determinare il numero di camion carichi di cibo da far passare attraverso il blocco illegale che impone all’enclave costiera, costringendo i palestinesi di Gaza ad una dieta da fame.[3]

Nella Cisgiordania occupata, uno studio dell’organizzazione israeliana Kerem Navot dimostra come Israele utilizzi l’agricoltura come strumento per il furto di tante di terre palestinesi. Dal 1997, l’agricoltura degli insediamenti illegali israeliani è aumentata in termini di area del 35 per cento, mentre la terra agricola coltivata dai palestinesi è diminuita di un terzo.[4]

Non dovrebbe sorprendere, quindi, che, secondo i rapporti delle Nazioni Unite, solo il 35 per cento dei palestinesi che vivono sotto occupazione israeliana gode della sicurezza alimentare.[5]

I palestinesi cittadini di Israele, che costituiscono il 20 per cento della popolazione, non se la passano meglio. Le comunità palestinesi sono costrette a lasciare le loro terre, come conseguenza della pulizia etnica in corso da parte di Israele. Israele si rifiuta di riconoscere, all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, 176 città e villaggi palestinesi, molti dei quali risalgono a prima della creazione dello Stato, e nega loro anche i più fondamentali servizi, come l’acqua e la corrente elettrica. Bulldozer israeliani demoliscono regolarmente interi villaggi lasciando le famiglie senza casa.
E mentre i chef partecipanti non avranno alcun problema ad andare a Tel Aviv, a circa sette milioni di rifugiati palestinesi e sfollati interni causati dalla pulizia etnica in corso in Israele è negato il diritto di tornare nelle proprie terre come garantito dal diritto internazionale.

Mentre scriviamo questa lettera, Israele prosegue con le quotidiane incursioni nelle città palestinesi, detenendo giovani e bambini illegalmente senza capi d’accusa, privando i palestinesi della libertà e dei diritti fondamentali, compreso il diritto alla vita, e radicando la sua occupazione coloniale in spregio del diritto internazionale e gran parte del mondo.

Mentre la Round Tables Tour si presenta come un “fruttuoso dialogo su cultura, economia e questioni sociali”, fa invece un uso spietato della tradizione secolare di condivisione di esperienze culinarie per deviare l’attenzione dalle diffuse violazioni dei diritti fondamentali dei palestinesi, tra cui il diritto al cibo.

Infatti, tra gli altri partner dell’iniziativa sponsorizzata da American Express ci sono i ministeri israeliani del Turismo e degli Affari Esteri e il comune di Tel Aviv. I ministeri israeliani sono da anni coinvolti nel progetto “Brand Israel”, volto a utilizzare la cultura e le arti come mezzo per distrarre l’attenzione dal suo orrendo curriculum di violazioni dei diritti umani, al fine di creare un’immagine positiva di Israele. La città di Tel Aviv – che è costruita sopra quattro villaggi palestinesi distrutti e ripuliti etnicamente, come è stato pure per la storica città palestinese di Jaffa – è il centro del regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid ed è profondamente complice dell’azione di mascheramento delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale compiute da Israele. Un altro partner dell’evento, la Golan Heights Winery, opera in un insediamento israeliano illegale nelle alture del Golan occupate in diretta violazione del diritto internazionale.

Nel 2005, oltre 170 organizzazioni della società civile palestinese hanno fatto appello al boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come mezzo per esercitare pressione su Israele affinché ponga fine alle sue violazioni dei diritti umani, che continuano imperterrite e in totale impunità da decenni.[9] Nell’ambito di questo appello, vi è l’invito ad artisti, accademici, e anche agli chef, a non esibirsi in Israele. La lista di coloro che hanno ascoltato e rispettato l’appello è in continua crescita.[10]

Se sceglierete di sponsorizzare questo evento che si svolge nella campana di vetro privilegiata che è Tel Aviv, circondata da milioni di palestinesi che vivono sotto l’oppressione israeliana, non solo lo farete ignorando deliberatamente i principi contenuti in questo appello che sale dagli oppressi, ma diventerete anche complici delle violazioni israeliane dei diritti umani palestinesi e della perpetuazione dell’occupazione, dell’apartheid e del colonialismo da parte di Israele.

Rispettare l’appello palestinese per il BDS è il modo migliore per assicurare che i palestinesi, come ha detto il noto attivista anti-apartheid sudafricano e sostenitore del BDS, l’arcivescovo Desmond Tutu, non siano ridotti a “raccogliere le briciole di compassione gettate dal tavolo di chi si considera [loro] padrone”, ma piuttosto abbiano “il menu completo dei diritti”.
Vi chiediamo di non prestare il vostro noto marchio all’azione di mascheramento dei crimini di Israele. Vi esortiamo ad annullare lo sponsorship dell’iniziativa Round Tables fino a quando ognuno avrà un posto a tavola.

Attendiamo una vostra gentile risposta entro giovedì 20 ottobre.

Firmato:
Land Defense coalition (LDC), Palestine
Palestinian Farmers Union (PFU), Palestine
Palestinian Environmental NGOs Network/Friends of the Earth-Palestine, Palestine
Stop the Wall Campaign, Palestine
Alternative Information Center (AIC), Palestine/Israel
Boycott! Supporting the Palestinian BDS Call from within, Israel
Frauen in Schwarz (Wien), Austria
Grupo de acción por palestina, Chile
Grupo de Acción por Palestina, Chile
Juventud Árabe por Palestina de Valdivia, Chile
BDS Colombia, Colombia
Boykot Israel, Denmark
Comité de Solidaridad Permanente EcuadorXPalestina, Ecuador
BDS France Campaign, France
Association France Palestine Solidarité 63, France
Collectif Judeo Arabe et Citoyen pour la Palestine, France
Collectif 69 de soutien au peuple palestinien, France
Coordination Bds37 (Tours), France
CSPRN, France
Comité solidarité Palestine région nazairienne, France
Mouvement contre le Racisme et pour l’Amitié entre les Peuples – Gironde (MRAP33), France
Collectif BDS Metz, France
Comité BDS France 34 – Montpellier, France
Bds France Marseille, France
Abna Philistine (Enfants de la Palestine)
AK Nahost Berlin, Germany
AKtion Gerechter Frieden Nahost, Germany
BDS Berlin, Germany
BDS Hamburg, Germany
Deutsch-palästinensische Gesellschaft , Germany
Jüdische Stimme für gerechten Frieden in Nahost, Germany
Palästinakomitee Stuttgart, Germany
ACS – Associazione di Cooperazione e Solidarietà, Italia
Associazione Casale Podere Rosa (Rome), Italia
Associazione Culturale Sogni di un Mondo Diverso, Italia
Associazione Oltre il Mare, Italia
Associazione Senza paura – Genova, Italia
Associazione Stelle Cadenti, Artisti per la pace, Italia
Assopace Palestina, Italia
BDS Italia, Italia
BDS Sardegna, Italia
Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila, Italia
Comitato Pistoiese per la Palestina, Italia
Comitato varesino per la Palestina, Italia
Confederazione Cobas, Italia
Coordinamento BDS Roma e Provincia, Italia
Coordinamento Nord Sud del Mondo, Italia
Donne in Nero / Women in Black, Italia
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Italia
Forum Palestina, Italia
Amici della Mezzaluna Palestinese, Italia
Partito Comunista d’Italia, Italia
Rete Ebrei contro l’occupazione, Italia
Lo Sguardo di Handala (Rome), Italia
Luisa Morgantini, già vice presidente Parlamento Europeo, Italia
Rete Radiè Resch – Gruppo di Salerno, Italia
Rete Radié Resch di solidarietà internazionale, Italia
Rete Radié Resch Varese, Italia
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, Italia
Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste, Italia
Servizio Civile Internazionale, Italia
U.S. Citizens Against War – Florence, Italia
U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome, Italia
ULAIA ArteSud onlus, Italia
Un ponte per…, Italia
Article 1 Collective, Netherlands
docP, Netherlands
Nederlands Palestina Komitee (NPK), Netherlands
Federación Palestina del Perú, Peru
Comité de Solidariedade com Palestina, Portugal
BDS Slovenia, Slovenia
Red Solidaria contra la Ocupación de Palestina (RESCOP), Spain

Network composed by 43 organisations: Asociación Al-Quds de Solidaridad con los Pueblos del
Mundo Árabe (Málaga), Asociación Andaluza por la Solidaridad y la Paz – ASPA, Asociación de
Amistad Palestina-Granada «Turab», Asociación Hispano Palestina Jerusalén (Madrid),
Asociación Pro-Derechos Humanos de Andalucía, Asociación Unadikum, BDS Catalunya, BDS
Madrid, BDS País Valencià, Castelló per Palestina, Comité de Solidaridad con la Causa Árabe
(Madrid, Asturias), Comité de Solidaridad con los Pueblos – Interpueblos (Cantabria),
Comunidad Palestina en Canarias, Comunitat Palestina de Catalunya, Comunitat Palestina de
València, Coordinadora de apoyo a Palestina (La Rioja), Ecologistas en Acción (Confederal),
Fundación IEPALA, Fundación Mundubat, Asociación Palestina Biladi, Anticapitalistas, Komite
Internazionalistak (Euskal Herria), MEWANDO (Euskadi), Movimiento Solidaridad Internacional
Catalunya – ISM Cataluña / Valencia, Mujeres en Zona de Conflicto – M.Z.C., Mujeres por la Paz
– Acción Solidaria con Palestina (Canarias), Paz Ahora, Paz con Dignidad, Plataforma de
Solidaridad con Palestina (Sevilla), Plataforma Palestina Ibiza, Plataforma Solidaria con Palestina
de Valladolid, Red de Jóvenes Palestinos, Red Judía Antisionista Internacional -IJAN, Sodepau,
Sodepaz, Sodepaz Balamil, Taula per Palestina (Illes Balears), UJCE (Unión de Juventudes
Comunistas de España), Grupo de Cooperación Sevilla Palestina, CERAI (Centro de Estudios
Rurales y de Agricultura Internacional), BDS Alacant (dentro de BDS País Valencià), Palestina
Toma la Calle, Coalició Prou Complicitat amb Israel

Coalició Prou Complicitat amb Israel (CPCI), Catalonia, Spain

Network composed by 14 organisations: Rumbo a Gaza, Junts-Associació Catalana de Jueus i
Palestins, Comunitat Palestina de Catalunya, NOVACT, BDS Catalunya, Pau Sempre, SUDS, Servei
Civil Internacional de Catalunya (SCI-Cat), Centre Euro Àrab de Catalunya, En Lluita, Unadikum,
Pallasos en Rebeldía, Asociación Cultural Arte & Maña and International Solidarity Movement

BDS Galicia
(ISM) Catalunya
Red Antisionista de Sevilla, Spain
Centro Cultural Palestino Biladi, Basque Country, Spain
Revolta Global-Esquerra Anticapitalista, Catalonia, Spain
Unadikum, Spain
Vent, associació cultural, Spain
BDS Switzerland, Switzerland
BDS Zürich, Switzerland
Bernese Vigil for a just peace in Israel / Palestine, Switzerland
Artists for Palestine UK, United Kingdom
Cambridge Palestine Solidarity Campaign, United Kingdom
Camden Palestine Solidarity Campaign, United Kingdom
Camden Palestine Solidarity Campaign, United Kingdom
Inminds, United Kingdom
Jews for Boycotting Israeli Goods, United Kingdom
Merton PSC, United Kingdom
Northern Women for Palestine, United Kingdom
Palestine Solidarity Campaign, United Kingdom
Stop G4S, United Kingdom
York Palestine Solidarity Campaign, United Kingdom
Association of Palestinian Communities in Scotland, Scotland, United Kingdom
Scottish Palestine Solidarity Campaign, Scotland, United Kingdom
Adalah-NY; the New York Campaign for the Boycott of Israel, United States
CODEPINK Women for Peace, United States

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