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Pietramelara – Municipio, quando finisce un “amore”: l’ex sindaco Zarone dichiara guerra a Di Fruscio

Pietramelara  –  E’ finito, probabilmente, l’amore (politico) fra l’ex sindaco Vincenzo Zarone e l’attuale gruppo di maggioranza guidato dalla fascia tricolore Pasquale Di Fruscio.  E’ lo stesso Zarone a spiegare le ragioni della rottura: “Mi sono impegnato e ci ho messo la faccia . Il mio apporto ritengo sia stato determinante. E’ arrivato il momento di dire basta. Soprattutto per allontanare il sospetto che il mio silenzio possa essere scambiato per complicità o per doppiezza morale. Avvalendomi dei miei diritti e nella piena legittimità  farò sentire la mia voce su questioni di pubblico interesse. Comincerò con l’affrontare alcune problematiche, quelle che al momento sono le più sentite e che suscitano un’irremovibile sfogo . Visto che molti ne parlano, ma pochi agiscono. Ancora una volta sarò io a farlo. Al momento tratterò solo Ia  raccolta e conferimento in discarica dei rifiuti, le strade interne impraticabili e il servizio idrico. Per quanto attiene i rifiuti, a fronte di un servizio che non si riesce a migliorare l’unica soluzione che si è intesa adottare è stato l’aumento della tariffa. La sensibilizzazione ad una più accorta separazione e a tutte le altre idonee iniziative correlate ad un possibile risparmio di spesa , al momento non risultano prese in considerazione. Per quanto riguarda le strade interne, ridotte a “ gruviera “ c’è da chiedersi come sono stati utilizzati i soldi dei contribuenti,  versati per la TASI a giugno e dicembre  del 2017?  Che dire della questione idrica. Lettura dei consumi e conseguente bollettazione avviene in tempi biblici. Nessun intervento di risanamento programmato per eliminare le perdite sulla rete. Nessun controllo su allacci abusivi  e utenti morosi. I problemi vanno osservati e affrontati con obiettività discernendo le giuste priorità. Si può sorvolare sulla inesperienza di qualcuno, ma non su iniziative plateali. Bisogna essere disponibili al confronto e non racchiudersi  in un centralismo egemonico”.