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Teano – Scandalo produttive, 53 verso il processo

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teano. – Rilascio di licenze per attività produttive, 53 le persone raggiunte – circa un anno fa – da avviso di garanzia a conclusione di una inchiesta durate oltre 4 anni. Sarebbe stata già depositata la richiesta di rinvio a giudizio con la fissazione dell’udienza preliminare al prossimo settembre. La notifica dell’atto potrebbe essere effettuata nei prossimi giorni alle persone interessate.
Per un gruppo di sette persone, fra cui il sindaco, ritenute la cupola del sistema, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al falso e all’abuso d’ufficio. Secondo le indagini svolte dai carabinieri di Teano, in collaborazione con il nucleo tutela e patrimonio, era stato organizzato un sistema per rilasciare indebitamente licenze edilizie del tipo produttive, destinate cioè all’artigianato. I pubblici ministeri, Cozzolino e De Renzis, del tribunale di Santa Maria Capua Vetere chiedono il rinvio a giudizio per il sindaco della città, Raffaele Picierno, suo figlio e sua moglie. Finisce nell’inchiesta anche l’ex segretario comunale, Amedeo Ginepri, e l’attuale vice segretario, Ferdinando Zanni. Bufera anche sull’ufficio tecnico: finiscono sotto accusa l’ex responsabile dell’area edilizia privata, Tommaso Compagnone e l’attuale responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Fulvio Russo; con loro le rispettive consorti. Stessa sorte per l’assessore alla cultura, Maria Rosaria Pentella e per suo marito. Inoltre, fra i 53 indagati figurano anche alcuni ex consiglieri comunali di maggioranza. Per favorire la moglie del responsabile dell’area tecnica, ad esempio, sarebbe stata indetta una conferenza dei servizi “fatta in casa” attraverso la quale venne innalzato il limite volumetrico consentito. L’azione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha messo in luce i gravi danni arrecati al territorio da una cementificazione selvaggia. Intere colline sbancate; grosse strutture di cemento armato sorte lungo alcuni degli scorci panoramici più suggestivi del territorio. I fatti prendono avvio nell’estate del 2006 quando in meno di dieci gironi l’ente sidicino “riuscì” a rilasciare oltre 70 licenze destinate alla realizzazione di attività produttive. L’amministrazione sidicina, inoltre, sulla vicenda, ignorò anche una nota diramata dall’allora assessore provinciale all’urbanistica, Maria Carmela Caiola, la quale chiedeva la revoca di tutte le concessione, rilasciate approfittando di un vuoto legislativo. Mentre altri comuni accettarono di buon grado l’invito dell’assessore provinciale, l’ente sidicino non ritenne ritornare sui propri passi.

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