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Caserta – Regionali, il Pd elegge solo Oliviero, le strategie di Cimmino che hanno penalizzato Graziano

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Caserta – Dopo ogni  elezione è giusto fare la così detta “analisi del voto”. Queste regionali hanno decretato la rimonta del partito democratico a tutti i livelli, tranne che a Caserta dove è riuscito ad eleggere un solo consigliere regionale, l’uscente Gennaro Oliviero che supera le 20 mila preferenze. Rimane fuori l’altro uscente, Stefano Graziano che, nonostante ha superato le 17 mila preferenze, non è riuscito a rientrare in consiglio. Al danno si aggiunge la beffa, visto che, a causa della complicata e a volte penalizzante legge dei resti, il seggio è andato ad appannaggio di Forza Italia. A questo punto è giusto analizzare i motivi perché il Pd a Caserta è stato penalizzato e per colpa di chi. Il principale colpevole è sempre colui che guida i processi di un partito ed in questo caso è  il segretario provinciale Emiddio Cimmino. Costui ha dimostrato fin dall’inizio di questa campagna elettorale di essere ostile nei confronti di Oliviero per cercare di salvaguardare la posizione di Graziano. Ma queste mosse hanno penalizzato, ironia della sorte, proprio Graziano. La difficoltà di completare la lista, completata a poche ore prima della presentazione, è stata la prova provata delle strategie sbagliate di Cimmino. A nulla sono serviti i continui appelli al segretario  di trovare un candidato forte nella città capoluogo, perché doveva lasciare campo libero al sindaco Carlo Marino di votare Graziano e non disperdere i voti dell’amministrazione comunale. A nulla sono serviti i continui appelli di scendere lui stesso in campo, ma Cimmino doveva votare Graziano e non poteva candidarsi. E cosa ha fatto per risolvere il grosso problema di chiudere la lista? È andato a pescare in casa di Oliviero, approfittando della defenestrazione nella lista “noi campani” di Massimo Schiavone da Sessa Aurunca. Un bel colpo secondo Cimmino che avrebbe tolto voti nella sua città a Oliviero. Gli è andata male perché Oliviero a Sessa Aurunca, nonostante Schiavone, ha sfiorato le 2800 preferenze, portando a casa un risultato strepitoso con circa 700 voti in più della competizione passata. Ma mancava ancora un candidato per completare la lista è Cimmino che fa? Trova un tal Lucio Molinari. Persona perbene per carità, ma tutti si aspettavano da costui un risultato degno di una candidatura in un partito strutturato come il Partito Democratico. Molinari racimola poco più di 500 preferenze. Bastava, probabilmente che Cimmino, invece di scansare una candidatura forte su Caserta città, magari quella del vice sindaco Franco De Michele, e si fosse candidato anche lui, il Pd, ad occhio e croce avrebbe portato qualcosa in più da far scattare il secondo consigliere regionale invece di regalarlo a Forza Italia. In sintesi, Cimmino ha creato una lista che ha prodotto solo dispersione esagerata di consensi e invece di tutelare Graziano, l’ha penalizzato. Oggi alla luce di tutto ciò, sarebbe il caso che Cimmino rassegnasse, ma questa volta  senza fare finta, le dimissioni e si andasse a godere la pensione. E non potrà nemmeno dire di non aver avuto nulla da questa esperienza, naturalmente parliamo in senso lato

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