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SESSA AURUNCA – Zeza Sancarlese, al via il Carnevale 2020

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Sessa Aurunca (di Mariagrazia Ventre) – «Le tradizioni ci ricordano la voce di coloro ai quali, per secoli, è stata tolta la voce». È con questa frase che la Pro Loco Sancti Caroli (della frazione San Carlo) presenta il suo programma dedicato al Carnevale 2020. Si inizierà sabato 22 febbraio con “L’aperitivo in Piazza” a partire dalle ore 18:00, accompagnati dal duo musicale “Alli duie”. A fine serata, si terrà la premiazione della maschera più bella. Domenica 23 febbraio, l’evento tanto atteso dalla popolazione: la rappresentazione de “I Mesi e Zeza” : il corteo partirà da Piazza Orticello alle ore 15:00, percorrerà le vie del paese e avrà luogo la rappresentazione a fine corteo, proprio in Piazza Orticello, dove, alla sua conclusione, si terrà un falò. La festa continua martedì 25 febbraio, con una festa in maschera per i più piccini, in Piazza Orticello, dalle ore 14:30. Zeza e la Cantata dei Mesi è il cuore pulsante della tradizione folkloristica del paese. Tale tradizione è, infatti, un vero e proprio spettacolo a cui si ricorre durante il periodo carnevalesco, ove gli abitanti si improvvisano attori con entusiasmo, con una sorta di devozione, con vitalità. Per chi non conoscesse la tradizione sancarlese, l’intreccio narrativo deriva da un antico canovaccio, arrivato alla comunità da una coppia di carbonari di Sipicciano, Emma Verdone e Giuseppe Masi. L’ultima rappresentazione risale al 1956. Dopo vent’anni, nel 1976, due abitanti di San Carlo, Generoso Antinozzi e Giuseppe Santamaria, hanno ritrovato, tra vari documenti, questo antico canovaccio, però incompleto di alcune parti. Grazie all’aiuto di alcuni uomini partecipanti all’ultima rappresentazione del ’56, Antinozzi e alcuni ragazzi dell’epoca sono riusciti a ricomporre le varie parti della Zeza, senza avere successo però per la Cantata dei Mesi, che è stata inventata e resa propria da questi ragazzi. Caratteristica della Zeza Sancarlese è infatti proprio questa: l’aver reso propria, aver caratterizzato una farsa di origini napoletane/calabresi, dove ogni uomo che recitava la sua parte, si immedesimava completamente nel personaggio, facendolo suo e coinvolgendo le famiglie con la creazione degli abiti; dove le parti erano e sono ancora cantate a cappella, senza accompagnamento musicale. Importante fu l’estate del 1978, quando la Rai, con il programma “Indie di quaggiù”, si recò nella piccola frazione, che mise in scena, in estate, la famosa Zeza e la cantata dei mesi. Ma in cosa consiste la Zeza? Il corteo, guidato da un personaggio munito di cilindro, Capodanno, padrone dei mesi, si dirige verso l’abitazione di una promessa sposa: Vincenzina, figlia di Zeza. Il gruppo guidato da Capodanno è costituito da individui vivaci: i 12 mesi dell’anno, una coppia di anziani, la morte, un gigante, l’impertinente pulcinella, una coppia (solitamente) di carabinieri, un matto, un sacerdote e il diavolo, tutti personaggi inventati e integrati dai ragazzi del ’76. Significativi tali caratteri perché richiamano i luoghi comuni della vita. I mesi sono raffigurati secondo un aspetto alternativamente maschile e femminile e i canti sono la celebrazione dei riti legati con la rifondazione del ciclo annuale. Le parti sono interpretate tutte esclusivamente da uomini. La messa in scena dei mesi, con i loro attributi, era una sorta di evocazione delle stagioni affinché, con il loro ritorno annuale, deliziassero i contadini con il raccolto. In seguito alla declamazione di ciascun mese i personaggi si abbandonano a lieti balli. È importante l’entrata in scena di una coppia di anziani, rappresentanti l’anno appena trascorso e la festa del Carnevale deve favorirne definitivamente la scomparsa. I carabinieri trasportano via i vecchi dalla piazza, metafora degli uomini che devono sbarazzarsi del vecchio anno per dare avvio ad un nuovo ciclo annuale. All’addio dei due vecchietti segue l’atto centrale dell’intera commedia: la Zeza, consistente nella narrazione del matrimonio tra Vincenzina e Don Nicola. Perché si chiama Zeza tale vicenda? Zeza è la madre della sposa ed è una donna di costumi che vince le ostilità del marito per coronare il sogno d’amore di Vincenzina. La celebrazione del matrimonio è la parte conclusiva della recita, arricchita con un ballo finale che unisce tutti i personaggi e tutto il popolo spettatore.
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