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Curiosità e storia delle carte da gioco venete

La passione per le carte da gioco è una tradizione consolidata in Italia: dalla punta dello stivale fino alle dolomiti, infatti, possiamo trovare una miriade di giochi di carte tanto che ogni regione nella penisola può vantare un suo mazzo di carte.

Dalle napoletane alle trevisane, passando per le piacentine i mazzi italiani sono moltissimi e affondano le loro radici in una tradizione secolare. Ad accomunarli sono svariati elementi, a partire dal numero di carte che conta in generale 40 pezzi, a differenza dei 52 del mazzo francese, con gli stessi semi, bastoni, spade, denari e coppe, a simboleggiare le classi sociali delle antiche città italiane. Ma distinguerle non è difficile: lo spirito di ogni Regione, infatti, ha creato stili e figure particolari, in cui possiamo trovare elementi tipici locali e simboli della zona soprattutto nelle figure, fante, cavallo e re.

A farla da padrona tra i mazzi regionali sono sicuramente le napoletane, diffusissime in tutto il paese, legate alla tradizione folkloristica, con disegni particolarmente sgargianti e caratteristici. Se andiamo più a nord troviamo però le altrettanto apprezzate trevisane, le carte venete diffuse in tutto il nord est, con la dovuta accezione di Trieste, la cui tradizione nelle carte fa storia a sé con la presenza di una lunga tradizione di stampatori che ha contribuito alla diffusione della pubblicità commerciale del bel paese.

 

Le venete sono diffuse fin dal XVIII secolo e, pur con svariate edizioni e modifiche, sono arrivate a noi molto simili alle originali, come possiamo vedere dal primo mazzo conservato al Museo Correr. All’epoca i mazzi regionali erano utilizzati per diversi tipi di gioco, prova ne è il fatto che quello conservato a Venezia conti 52 carte, al posto delle attuali 40, adatte a giochi come la briscola o la scopa.

Tra le variazioni che ne hanno determinato l’aspetto odierno possiamo sicuramente notare la conformazione delle figure, che in passato le vedeva rappresentate intere mentre al giorno d’oggi troviamo la carta divisa in due, con le mezze figure specchiate sulle metà opposte, alla moda francese, differenza che spicca soprattutto confrontandole con le napoletane.

Gli assi e le figure riportano poi spesso alcuni motti, che variano a seconda degli stampatori e dei periodi, a mo’ di ammonimento ai giocatori: se vi è capitata una mano di briscola in triveneto ricorderete di aver letto sugli assi almeno una volta la frase “Per un punto Martin perse la capa” e diverse altre decisamente caratteristiche. Se aguzziamo la vista troviamo infatti un riferimento esplicito alla città di Treviso in uno dei re, che porta il gonfalone della città tra le mani.

Le carte regionali italiane sono sicuramente uno specchio delle tante magnifiche realtà locali che trovano in questi mazzi modo di esprimere folklore e caratteristiche tipiche, celebrandole in uno dei momenti condivisi delle giornate in Italia: un patrimonio di tradizione e storia da conoscere e valorizzare, che rimane al momento legato al mondo analogico e ai giochi tramandati nei secoli.

 

 

 

 

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