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“Donne, vita e libertà”, la rivolta rosa parte dall’ Iran  

(di Sandrino Luigi Marra)

“ Il tempo è arrivato. Preferisco morire in strada combattendo per la libertà che vivere nella prigione in cui il Regime islamico ci aveva recluse”. E’ questo il canto del cigno delle donne iraniane, le parole scritte a Tiziana Ciavardini, collega Antropologa che ha vissuto per 12 anni in Iran. Racchiudono il senso ed il fine stesso della rivolta in Iran. Al grido di “Donne, vita e libertà” le donne iraniane, non solo in Iran ma ovunque, guidano la protesta e le manifestazioni. Danno fuoco agli hijab e si tagliano i capelli a ribadire che nulla può ora impedire loro di guidare il movimento di protesta. Perché non è più concepibile il dover morire per una ciocca di capelli fuori posto, perché non si può pensare ad imposizioni sociale (tra le tante) che non solo limitano la libertà personale dei singoli, ma feriscono l’anima e la psiche attraverso l’arma del terrore. In un luogo, culla della civiltà urbanizzata, nell’area dove nacquero la scrittura e le città oggi si muore per una ciocca di capelli, per una osservazione sulla religione, dove una polizia morale detta la moralità dei singoli senza tener in alcun conto ciò che in fatto di morale lo stesso Corano dice. Una Repubblica Islamica che sarebbe dovuta essere l’esempio migliore e più moderno della realtà islamica sciita si è dimostrata una dittatura feroce, punitiva e retrograda. Quella stessa rivoluzione di 40 anni fa che volle apparire come un nuovo corso storico e sociale, che guardava ai diritti dei più deboli, è divenuta una dittatura teocratica, che nell’azione degli Ayatollah non ha rispettato alcuna indicazione del Corano stesso. Si è appropriata ed ha imposto una dimensione condizionata rispetto alle regole coraniche, quando in merito a governo e politica i anche se i sacri scritti non accennano a forme di governo, i saggi teologi islamici  sono oltremodo chiari: politica e corano non viaggiano insieme, sono realtà separate e separate debbono restare. Il sacro Corano non è stato dettato a Maometto per una gestione politica del potere, ma bensì per dare alla Sunna (alla comunità dei fedeli) delle regole sociali, morali, comportamentali e non per orientare la politica. Ma di ciò non si è tenuto alcun conto e dimostra ancora una volta come il conservatorismo esasperato finisce con l’interpretare il Sacro Corano a proprio uso e consumo, offendendo così gli scritti e lo stesso profeta Maometto. Ad oggi sono state uccise durante le manifestazioni (e non solo) 378 persone, 16.800 gli arrestati, 4 i condannati a morte. Bloccati i mezzi di comunicazione, dalle linee telefoniche ai social, ma nonostante tutto i giovani iraniani e non solo continuano a far uscire dal paese informazioni ed immagini degli accadimenti. La violenza è giunta ad un tale stato che da alcuni degli alti funzionari vicini al regime sono giunte delle rimostranze, anche se morbide. Ma il regime pare non demordere nel metodo, accusando poi  altre realtà statuali di guidare le proteste per interessi propri. C’è da dire che a livello internazionale negli ultimi anni sono stati commessi degli errori che indirettamente hanno acuito l’azione soppressiva delle proteste da parte del governo. Le relazioni di distensione avviate a suo tempo da Obama, che saggiamente mirava a ridurre sempre più l’embargo economico contro l’Iran che altro non faceva che danneggiare la popolazione e non le istituzioni governative. Con l’arrivo di Trump e l’implemento ulteriore delle sanzioni che ha portato in pratica alla fame la popolazione, la reazione del governo alle preoccupazioni e rimostranze del popolo, è stata l’acuire la severità e la punibilità, con l’intento di sopprimere ogni eventuale reazione. Ma l’azione “morale” della polizia ai danni della giovane Masha Amini che l’ha portata alla morte, ha di fatto creato il casus belli delle proteste e delle rivolte come mai era accaduto prima in Iran. Le proteste continuano in una atmosfera di crescente violenza da parte delle forze di polizia, ma con la resistenza ad oltranza della popolazione che sempre più attraverso la reazione non violenta continua ad andare avanti. Forse è giunta veramente l’ora della “primavera iraniana” forse è la volta di un nuovo corso e noi quale tesata sempre attenta ai diritti umani non possiamo non appoggiare con sincerità il movimento e gridare anche noi “DONNA,VITA E LIBERTA’”

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