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Gioia Sannitica / Parma – Coronavirus, “Da vittima a spettatore, da spettatore ad attore”: la storia di Sandrino Marra

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Gioia Sannitica / Parma – “Da vittima a spettatore, da spettatore ad attore”, così si è espresso Sandrino Marra dopo essere stato tra i primi diecimila vaccinati contro il Covid-19 in Italia.

Ma bisogna anche dire che detiene però un particolare primato, il primo soggetto debole, ovvero portatore di una patologia cronica ad essere vaccinato in Italia. Ma come è avvenuto ciò? Come si è ritrovato ad essere tra i primi vaccinati in Italia?

“Quando qualche settimana fa si è parlato di ricercare personale sanitario disposto ad essere vaccinatore, mi sono offerto volontario presso l’Azienda- Ospedaliero universitaria di Parma, di cui sono dipendente. Per tale ruolo era prevista la vaccinazione, e non ci ho pensato su neanche mezza volta. Sono stato vittima del Covid-19 e spettatore del disastro, sapevo che come soggetto a rischio non potevo neanche solo pensare di dare una mano, non sarebbe stato possibile in nessun caso. Ciò di fatto mi ha fatto sentire anche un debole, ho sempre affrontato i miei demoni con fermezza, mettendomi sempre in discussione, cercando contestualmente anche di dare agli altri parte del mio tempo e della mia esperienza come infermiere e come essere umano. Se io non ho avuto molta fortuna con la salute e qualcos’altro ancora ho sempre pensato che dovevo reagire, impegnarmi nel mio piccolo per la società, per il paese in cui vivo e sono cresciuto. Il Covid mi ha fatto veramente “male” e per la mia indole ho sofferto il dover essere spettatore e guardare i tanti colleghi che ogni giorno facevano la loro parte. Non volevo fuggire dinanzi agli eventi, non volevo sentirmi non partecipe, e così quando si è presentata l’occasione mi sono offerto volontario sapendo che poi potevo dare il mio contributo, essere parte della storia, viverla e non doverla leggere dai libri. Questo è un pensiero che mi inorgoglisce poiché ho sempre pensato che bisogna a volte dare l’esempio, e per me, che insegno a giovani studenti di infermieristica, questa è una esperienza da trasmettere, di esempio morale e civile. Tutto ciò non significa che chi non partecipa deve vivere nell’ignominia, assolutamente, ognuno fa delle scelte nella propria vita, seguendo la propria indole, il carattere, la propria visione della vita. Io sono un sanitario e ciò che posso dare al paese in tale momento è questo, la mia esperienza, la mia partecipazione, la mia persona e lo faccio con serenità e volontà. Un domani ci saranno cose dove forse il mio contributo potrà non servire, ed allora saranno altri a dare in altri campi. Penso, per i giovani in particolare, che avere un esempio da un adulto sia sempre un gesto istruttivo e stimolante dal punto di vista civico. E poi come detto questo è il mio paese, il paese in cui sono cresciuto, e se posso dare un aiuto ci provo, nei modi e nelle forme che posso, affinché il demone di tutti, la peste del XXI° secolo possa essere annientata”.

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