ALIFE – Ha riscosso un significativo successo di partecipazione la presentazione del secondo tomo de Il Catasto Onciario di Alife (a. 1746) di Filiberto Sasso, svoltasi sabato 17 ottobre nella Sala consiliare del Comune. Numerosi cittadini, studiosi, appassionati di storia e rappresentanti delle associazioni hanno partecipato all’appuntamento, con una presenza significativa anche dai paesi limitrofi. Un interesse che riflette la dimensione della ricerca: le vicende ricostruite attraverso il catasto riguardano Alife e le comunità vicine, legate alla città da proprietà, attività economiche e rapporti familiari. Il volume offre così occasioni di approfondimento anche a chi desidera conoscere le proprie radici e la storia del territorio. L’incontro è stato coordinato dalla giornalista Grazia Biasi, direttore responsabile di Clarus, che ha introdotto il confronto richiamando la responsabilità di custodire e raccontare correttamente la storia locale. La curiosità per un nome, una famiglia o un luogo può avvicinare alla ricerca anche i non specialisti, purché si accompagni all’attenzione per i documenti e alla disponibilità a superare racconti tramandati senza riscontri. Nel saluto istituzionale, il sindaco Fernando De Felice ha descritto il catasto come una fotografia della società alifana del Settecento, nella quale la ricchezza era strettamente legata alla terra, ai raccolti e al lavoro artigianale. Da questa concretezza ha sviluppato un confronto con l’economia contemporanea, ricordando il ruolo che l’agricoltura continua a svolgere per Alife e il contributo della ricerca alla comprensione delle trasformazioni della città. L’assessore alla Cultura Luca Frattolillo ha sottolineato il dovere delle amministrazioni comunali di promuovere la cultura e sostenere iniziative capaci di accrescere la conoscenza del territorio. Ha posto l’accento sul valore della curiosità, della lettura e della ricerca diretta delle fonti, soprattutto in un tempo nel quale l’immediatezza delle informazioni digitali rischia di sostituire l’approfondimento. Il ringraziamento all’autore ha riguardato anche la capacità di restituire un significato umano ai numeri e alle registrazioni fiscali. Marco De Angelis, professore e dottore di ricerca in Storia moderna e contemporanea e studioso dei catasti onciari, ha collocato l’opera nel quadro degli studi sul Mezzogiorno, evidenziando quanto le ricerche locali aiutino a comprenderne le differenze sociali ed economiche. Dopo aver illustrato la riforma fiscale borbonica, ha spiegato le funzioni degli atti preliminari, degli apprezzi e delle rivele, le dichiarazioni rese dai contribuenti. Ha inoltre richiamato l’importanza degli archivi comunali e il valore di queste fonti per ricostruire la vita delle classi popolari, delle quali restano poche testimonianze scritte. Il lavoro di Sasso è stato indicato come una base sulla quale sviluppare nuove indagini. Pasquale Simonelli, presidente dell’Associazione Storica del Medio Volturno, ha affrontato il rapporto tra conoscenza del passato e vita delle comunità, ponendo con franchezza il problema della partecipazione dei giovani alle iniziative culturali. Ha ricordato le difficili condizioni dei piccoli proprietari e delle famiglie contadine, esposte alle conseguenze dei cattivi raccolti e dell’indebitamento. Ha richiamato l’attenzione su come anche alcune delle parole ed espressioni quotidiane conservino la memoria dei mestieri, della fatica e delle esperienze delle generazioni precedenti. Filiberto Sasso ha ripercorso le origini e lo sviluppo della ricerca, illustrando il lungo lavoro di consultazione, riproduzione e trascrizione dei documenti. Il secondo tomo, dedicato a Il periodo amministrativo dell’Onciario e la rubrica dei contribuenti, ricostruisce la vita della città durante la formazione del catasto e presenta persone, nuclei familiari, beni e rendite, integrando le registrazioni con notizie tratte dalle rivele e dagli atti notarili. L’autore si è soffermato sulle trasformazioni delle famiglie e sui contribuenti forestieri, la cui presenza documenta gli stretti rapporti tra Alife e i centri vicini. Ha spiegato di aver costruito un volume da leggere e da consultare, grazie agli indici e all’appendice documentaria, invitando chi cerca le proprie origini a confrontare nomi, parentele, professioni e provenienze. Un pensiero particolare è stato rivolto alla moglie, cui è dedicato il tomo, e alla famiglia che ha accompagnato il lavoro. “Ho intrapreso questo percorso per dare un contributo alla conoscenza di Alife e del suo territorio”, ha spiegato Filiberto Sasso. “Questo libro non vuole chiudere ogni argomento, ma offrire una base a chi avrà voglia di andare avanti: cercare una famiglia, approfondire un luogo, trovare altri documenti e aggiungere nuove notizie. Mi piacerebbe che fosse aperto anche da chi non legge abitualmente libri di storia. Si può cominciare da un nome, da un luogo, da una domanda. Vorrei che fosse consultato, discusso e arricchito da nuove ricerche, perché il lavoro dello studioso serve anche a questo: mettere a disposizione ciò che ha trovato affinché altri possano utilizzarlo. Se queste pagine susciteranno una maggiore curiosità per la storia delle nostre famiglie e dei nostri luoghi, per me sarà già un bel risultato”. La numerosa partecipazione ha accompagnato una serata di approfondimento e condivisione, dando riscontro all’impegno dell’autore e di quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa. Un ringraziamento è stato rivolto ai presenti, ai relatori, alle associazioni e a tutti coloro che hanno sostenuto il percorso di ricerca.
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