Quando la cosmetica diventa biotecnologia: intervista a Elisa Avalle

Peptidi progettati in laboratorio, attivi ottenuti per fermentazione, cellule vegetali coltivate in vitro: come cambia la ricerca cosmetica e cosa c’è di vero dietro le promesse

Per decenni la cosmetica ha estratto i suoi ingredienti da piante, minerali e oli. Oggi una parte crescente degli attivi più studiati nasce in laboratorio: peptidi che imitano i segnali della pelle, molecole prodotte da microrganismi, cellule vegetali coltivate in vitro. Ne abbiamo parlato con Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica, formata con il Master in Dermocosmetologia della Fundació IL3, Universitat de Barcelona.

Che cosa significa che un cosmetico è biotecnologico?

Significa che uno o più attivi sono ottenuti con processi che usano organismi viventi o le loro cellule: la fermentazione da parte di microrganismi, la coltura in laboratorio di cellule vegetali, la produzione per via enzimatica. Accanto alla biotecnologia c’è la sintesi biomimetica, che progetta molecole capaci di imitare segnali naturali della pelle: è il caso dei peptidi. Sono due strade diverse, ma con lo stesso obiettivo: attivi più puri, più costanti e studiati per una funzione precisa.

Quali sono i nuovi attivi su cui sta puntando la ricerca?

I filoni più solidi sono quattro. I peptidi, che oggi si dividono in famiglie diverse: alcuni lavorano sulle rughe d’espressione, altri sostengono la produzione di collagene, altri ancora trasportano minerali come il rame dove servono. I fattori di crescita ottenuti per biotecnologia, che stimolano il rinnovamento della pelle. Le cellule staminali vegetali coltivate in laboratorio, per esempio dalla vite o dall’argan. E gli attivi per il microbioma cutaneo, come i lisati di batteri probiotici, insieme agli enzimi che aiutano la pelle a riparare i danni del sole.

Perché produrre un attivo in laboratorio invece di estrarlo dalla pianta?

Per tre ragioni. La purezza, perché un attivo prodotto per biotecnologia contiene la molecola che serve e poco altro. La costanza, perché un estratto vegetale cambia con l’annata, il terreno e il clima, mentre un attivo biotecnologico è uguale da un lotto all’altro. E il rispetto delle risorse: il resveratrolo, per esempio, si può ottenere per via biotecnologica senza dipendere da grandi quantità di materia prima vegetale.

Come si distingue la ricerca vera dal marketing?

È la domanda più importante, e la risposta non è sempre comoda. Molti dati di efficacia vengono dai test sull’ingrediente puro, fatti dal produttore della materia prima, non sul prodotto finito. Non è un problema in sé, ma va detto. Poi conta la concentrazione: un attivo inserito in quantità troppo bassa è lì per l’etichetta, non per la pelle. Il consiglio che do sempre è di diffidare delle promesse che un cosmetico non può mantenere, come risultati paragonabili a un trattamento medico. Un buon cosmetico migliora l’aspetto della pelle, e lo fa con costanza.

Che cos’è la Botoxil Technology?

È il nome della tecnologia del nostro siero ai peptidi biomimetici. Lo chiarisco subito, perché il nome può trarre in inganno: non contiene tossina botulinica, non è un trattamento iniettivo e non sostituisce la medicina estetica. È un cosmetico da usare ogni giorno, che unisce due peptidi biomimetici, l’acetyl hexapeptide-8 e l’acetyl hexapeptide-1, a resveratrolo biotecnologico, acido ialuronico e un estratto ottenuto per fermentazione da un microrganismo marino. Il primo dei due peptidi è tra i più studiati in cosmetica: in uno studio pubblicato nel 2002 sull’International Journal of Cosmetic Science, un’emulsione al 10% applicata da volontarie sane ha ridotto la profondità delle rughe fino al 30% in trenta giorni.

Com’è nata?

In laboratorio, da una domanda tecnica prima ancora che commerciale. Lavorando sui peptidi biomimetici mi ero accorta che molti prodotti puntavano tutto su un solo attivo, con la percentuale scritta in grande sulla confezione. A me interessava il contrario: capire se due peptidi diversi, combinati e sostenuti da antiossidanti e acido ialuronico, potessero lavorare meglio insieme. Botoxil è il risultato di quel lavoro, ed è diventato il prodotto più scelto da chi ci conosce.

Cosa può fare un siero ai peptidi, e cosa no?

Può rendere visibilmente meno marcate le rughe d’espressione, soprattutto su fronte, glabella e contorno labbra, e migliorare compattezza e levigatezza della pelle. Servono costanza e pazienza: i risultati si consolidano dopo quattro-otto settimane di uso quotidiano. Quello che non può fare è sostituire un trattamento medico estetico: può affiancarlo, seguendo sempre le indicazioni del medico, oppure essere la scelta di chi preferisce una strada solo cosmetica.

Cosa c’entra LeLang con la biotecnologia?

Più di quanto sembri. LeLang nasce nelle Langhe, dove mio padre ha piantato e cura da anni oltre quaranta ettari di bosco. Crescere vicino a quel progetto mi ha insegnato che la natura va rispettata, non solo usata. Le Langhe sono anche terra di vite, e la vite è entrata nelle nostre formule: il resveratrolo, uno degli antiossidanti più noti della vite, oggi si può ottenere per via biotecnologica, senza dipendere dal raccolto. Per me natura e laboratorio non sono in contrasto. Il laboratorio è il modo più rispettoso di portare la natura in una formula: le radici nel territorio, la precisione nella scienza.

Chi è Elisa Avalle

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, marchio italiano di dermocosmesi funzionale nato nelle Langhe e distribuito in farmacia e parafarmacia. Specialista in dermocosmetica, si è formata con il Master in Dermocosmetologia della Fundació IL3, Universitat de Barcelona.

Fonte: Blanes-Mira C. et al., A synthetic hexapeptide (Argireline) with antiwrinkle activity, International Journal of Cosmetic Science, 2002; 24(5): 303-310.

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