Camorra, i fratelli Diana assolti: un calvario durato troppi anni

CASERTA – I giudici di secondo grado hanno confermato l’estraneità ai fatti per i fratelli Nicola e Antonio Diana, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Lo ha stabilito la quinta sezione della Corte di Appello di Napoli nell’ambito del processo a carico degli imprenditori antiracket, figlio di Mario ucciso dalla camorra, ex patron dell’Erreplast e poi Sri. Secondo la ricostruzione della Dda partenopea, c’era un legame tra il mondo dell’imprenditoria di Antonio e Nicola Diana e la fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Il patto criminale stretto col clan avrebbe consentito agli imprenditori di godere di una protezione e di una tranquillità operativa tali da permettere agli stessi di raggiungere, nell’area territoriale di competenza del clan, una posizione imprenditoriale privilegiata. In cambio, secondo le risultanze investigative, il clan avrebbe ottenuto dai Diana “prestazioni di servizi e utilità”, quali il cambio assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro, necessarie ad alimentare le casse dell’organizzazione camorristica riconducibile a Michele Zagaria. Nulla di tutto questo è avvenuto, hanno confermato i giudici dell’appello di Napoli che ristabilisce la verità e riabilità, pienamente, i due fratelli imprenditori.

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