Caserta – Il direttore generale dell’Asl di Caserta, Amedeo Blasotti, è indagato con l’ipotesi di aver truccato una gara revocandone la pubblicazione, dopo l’intervento dell’ex consigliere regionale Luigi Bosco, allo scopo di favorire un’impresa sponsorizzata da Nicola Ferraro. Oggi Blasotti è stato ascoltato da un gip del tribunale di Napoli che gli contesterà i contenuti dell’accusa della Dda, che per lui ha chiesto l’emissione di un provvedimento cautelare di divieto di dimora in provincia di Caserta che gli impedirebbe totalmente di svolgere la sua funzione di direttore generale. L’ipotesi di reato riguarda 8 persone. La contestazione è doppia: turbata libertà degli incanti ossia gara d’appalto truccata con l’aggravante di aver favorito gli interessi del clan dei Casalesi, ai sensi dell’articolo 416 bis comma 1, un tempo articolo 7 della legge 153. I soggetti coinvolti sono i già citati Amedeo Blasotti e Luigi Bosco. E ancora, l’imprenditore di Lusciano trapiantato a Caserta Giuseppe Rea, Nicola Ferraro, Domenico Romano, Paolo Onofrio, Barbara Fiocco e Roberto Fiocco, imprenditori di Sparanise che da qualche anno compaiono spesso nelle indagini della Dda. La gara in questione è quella della disinfestazione dalla legionella che riguardava, tenendo conto dell’identità di questa malattia, aree sanitarie attive dell’Asl. Particolare interessante per comprende il clima di omertà che vigeva, è il racconto che Romano fa per spiegare il motivo della facilità con cui Ferraro poteva ottenere i suoi obiettivi. Era infatti risaputo che in questo tipo di gara, quella riguardante le disinfestazioni ASL, il 5% da versare all’ex politico di Casal Di Principe fosse diventato un fatto obbligatori. Ciò determinava una selezione a monte delle imprese partecipanti che preparavano la propria documentazione e facevano i loro calcoli già sapendo dell’esborso tangentizio. A questo punto si sviluppano le presunte responsabilità di Blasotti e Bosco. L’Asl, infatti, aveva già evaso molta parte della procedura di gara. Ma l’irruzione sulla scena di Nicola Ferraro cambia le carte in tavola. Fiocco gli dice che per come è stato congegnato il bando della gara, lui non ha possibilità di aggiudicarsela. Sempre secondo il racconto di Domenico Romano Ferraro chiama Bosco e gli chiede di intervenire su Amedeo Blasotti affinchè questi provveda alla revoca del bando e alla ridefinizione dello stesso con le modifiche che consentano poi di cucire un vestito su misura per la Firotek della famiglia Fiocco.
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