ROCCAROMANA – C’è un luogo, nell’Alto Casertano, dove le leggi della fisica economica sembrano essersi prese una vacanza. Questo luogo è Roccaromana, un borgo dove l’albo pretorio assomiglia sempre più a una sceneggiatura surrealista. Qui, la distanza tra i sogni dorati del PNRR e il portafoglio drammaticamente vuoto di un Comune in dissesto finanziario non è un divario: è un cortocircuito logico da manuale. Ma mettiamo in fila i fatti, perché la cronaca, a volte, supera la fantasia. Il 31 marzo 2026, la Giunta licenzia la delibera numero 15. L’oggetto? L’alienazione dello scuolabus comunale. Un glorioso mezzo rimasto a prendere polvere per cinque anni, chissà dove! E ora è ufficialmente sul mercato, base d’asta: 7.500 euro. Chiaro, no? Nel leggerlo, quasi ci si commuove per tanta onestà burocratica. Il trasporto per materne, elementari e medie viene definito “un servizio a domanda individuale” il cui costo è diventato “non più sostenibile né per l’Ente né per l’utenza”. Tradotto dal politichese: siamo in default, le casse piangono, non abbiamo i soldi per la benzina, i filtri e l’assicurazione. Cari ragazzi, zaino in spalla e “asinello”. Il Comune alza bandiera bianca sulle spese minime. E così è stato. Fin qui, una triste storia di ordinaria amministrazione in tempi di crisi. Se non fosse che, scorrendo i fogli all’indietro di appena sette mesi, ci si imbatte nella delibera numero 39 del 4 settembre 2025. E qui scatta il colpo di teatro. Su proposta del Responsabile dell’Area Tecnica, lo stesso ufficio che ha appena firmato il certificato di morte del pulmino, la Giunta approva il Progetto di Fattibilità per la realizzazione di un nuovo Asilo Nido comunale. Un’operazione da ben 480.000 euro interamente finanziata dal PNRR. Audite, audite! Sulla carta è magnifico: l’Europa ci regala un asilo. Ma è proprio qui che casca l’asino (e pure l’asilo). Chi governa la macchina pubblica sembra aver saltato la pagina fondamentale del manuale del PNRR: Bruxelles paga i mattoni al 100%, d’accordo, ma la gestione quotidiana resta un problema tutto tuo. Facciamo un piccolo esercizio di realtà. Se un Comune ufficialmente in dissesto non riesce a raschiare il fondo del barile per mantenere un singolo pulmino, come pensa di finanziare gli oneri derivanti dal funzionamento di un asilo nido nuovo di zecca? A complicare questa bizzarra equazione interviene poi un dettaglio non trascurabile: i bambini. A Roccaromana la cicogna è una specie protetta; viaggia alla media collaudata di appena 4 nati all’anno (dati ISTAT). Ipotizzando che tutte le famiglie del paese decidano miracolosamente di iscrivere i figli nello stesso momento, avremmo una classe fantasma di sei o otto alunni. Risultato? Per non far fallire la struttura il giorno dopo l’inaugurazione, il Comune sarà costretto a imporre rette mensili da clinica privata svizzera. Risultato del risultato: zero iscritti, stanze vuote e riscaldamento acceso per far giocare i fantasmi. Questa corsa a intercettare i fondi europei a tutti i costi, senza una visione che vada oltre il taglio del nastro, (storicamente tipico delle amministrazioni di Roccaromana, da circa un ventennio, vedi rivalutazioni e…) rischia di trasformarsi questa volta nel classico perfetto boomerang. Costruire una “cattedrale nel deserto” con i soldi della comunità europea per poi lasciarla chiusa per mancanza di personale o di utenza. non è solo un peccato politico: si chiama “danno erariale”. E i magistrati della Corte dei Conti, di solito, non brillano per senso dell’umorismo. Il caso Roccaromana ci lascia con una domanda di fondo: che senso ha inaugurare un gioiello di servizio per l’infanzia con costi a sei cifre se, pochi mesi prima, hai dovuto svendere lo scuolabus per fare cassa? Il rischio reale è quello di ritrovarsi domani con un bellissimo asilo nido vuoto. E, quel che è peggio, senza nemmeno un vecchio pulmino per provare a portarci i pochissimi bambini rimasti.
(nota di Alfredo Pappalardo)
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