La Provincia di Caserta ha avviato il confronto sulle strade necessarie allo sviluppo dell’aeroporto di Grazzanise, convocando i sindaci di Grazzanise, Cancello ed Arnone, Villa Literno, Casal di Principe, Santa Maria la Fossa e Francolise.
È un primo passo importante, ma il tavolo appare troppo ristretto rispetto alla portata dell’opera. Non risultano presenti diversi Comuni vicini e quelli attraversati dalle direttrici che dovrebbero collegare lo scalo alla Domiziana, all’Appia, alla Casilina e all’autostrada A1. Mancano, tra gli altri, Capua, Pignataro Maggiore, Vitulazio, Falciano del Massico, Sparanise, Castel Volturno e Mondragone.
Non si tratta di rivendicazioni di campanile: i documenti di pianificazione elaborati negli anni indicano come strategici proprio il collegamento con la Domiziana e l’Appia, l’accesso alla A1 dal casello di Capua e il potenziamento dell’asse Grazzanise-Brezza. La Provincia sostiene che il confronto sarà progressivamente esteso a tutti i 104 Comuni casertani, ma coinvolgere i territori quando le prime direttrici sono già state individuate rischia di trasformare la concertazione in una semplice comunicazione di decisioni prese altrove. L’aeroporto non riguarda soltanto Grazzanise e i Comuni presenti alla prima riunione: può modificare per decenni la mobilità, l’economia, il valore delle aree industriali e le possibilità di sviluppo di tutta Terra di Lavoro. Lo studio presentato da Confindustria prevede uno scalo capace di accogliere, a regime, circa tre milioni di passeggeri l’anno e riconosce che la rete stradale e ferroviaria attuale è insufficiente. Una scelta di questa portata richiede quindi una pianificazione unitaria fin dall’inizio. Continuare a ragionare per piccoli gruppi territoriali, lasciando fuori intere direttrici, è il modo più rapido per trasformare una possibile occasione di sviluppo nell’ennesimo decennio di isolamento e depressione economica.
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