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PIETRAVAIRANO – Cave, Moccia vuole 20 milioni subito o 40 dal primo gennaio

PIETRAVAIRANO. Mancata delocalizzazione degli impianti del Gruppo Moccia da Caserta a Pietravairano: il gruppo industriale si sente danneggiato e cita tutti in giudizio.
Per i presunti danni subiti potrebbe “accontentarsi” – subito – di una somma che supera di poco i diciannove milioni di euro.  Dopo il 31 dicembre, invece, la somma crescerà fino a superare i quaranta milioni di euro. Tutto scritto, nero su bianco, in un atto di citazione che il gruppo Moccia ha notificato, nei giorni scorsi,  ai “nemici”  che si oppongono al progetto di delocalizzazione degli impianti casertani. La battaglia ambientalista, quindi, potrebbe costare molto cara ai pietravairanesi.
Il gruppo Moccia spa chiede un risarcimento danni attraverso una cifra enorme per le possibilità del piccolo centro. Il gruppo Moccia, ora, ai giudici  chiede di condannare il municipio, la provincia e la regione per i danni che il comune e gli altri enti in gioco, avrebbero arrecato all’azienda con una inutile e strumentale diniego della delocalizzazione. Non si scompone il sindaco di Pietravairano, Francesco Zarone, che annuncia una opposizione ancora più tenace: “se qualcuno crede di intimorirci avanzando richieste danni con cifre fantasiose, si sbaglia.
Non arretreremo di un centimetro. La difesa dell’integrità del nostro territorio è per noi determinante  perché è il volano per il nostro sviluppo. Valuterò, insieme ai legali del nostro ente, l’ipotesi che la richiesta danni, così come avanzata, possa configurare anche una velata minaccia per la nostra resistenza”.  Il trasferimento delle cave e dei cementifici del gruppo Moccia, dalle colline casertane ai boschi di Pietravairano, vive quindi una nuova fase, dopo la bocciatura dell’accordo di programma.
Diverse le ombre nell’intera vicenda che vede la conferenza dei servizi basarsi su una delibera della giunta regionale – la 1500 – nonostante che la stessa regione Campania, un anno prima, avesse istituito il quindicesimo parco regionale – quello denominato del Montemaggiore – includendo in esso anche l‘area che i Moccia intendono cavare. Successivamente alla delibera 1500 il consiglio Regionale approvò un documento in cui chiedeva alla stessa giunta la revoca della delibera.
Nella vicenda si evidenzia anche la contraddizione della Soprintendenza di Caserta che, in un primo momento, attraverso il funzionario Canestrini, bocciò la delocalizzazione per poi approvarla con un documento dell’allora soprintendente Enrico Guglielmo.

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