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Pasquale Savanelli (a dx) è stato condannto a 30 anni di carcere per l'assassinio di Gennaro Galdiero (a sx)

SESSA AURUNCA / CAIANELLO – Omicidio Galdiero, la testimonianza di Serena: Gennaro voleva cacciare Pasquale dalla società

SESSA AURUNCA / CAIANELLO – Omicidio Galdiero, la testimonianza di Serena Pitella: da tempo Gennaro voleva cacciare Pasquale dalla società. La donna, compagna della vittima, ha parlato questa mattina davanti al giudice chiarendo alcuni aspetti della vicenda. E’ stata una decisione dello stesso giudice di ascoltare Serena, per capire se oltre ai contrasti di natura economica, fra i due, esistevano anche contrasti personali. La testimonianza di Serena è stata chiara: “più volte, negli ultimi tempi, avrebbe riferito la donna, Gennaro mi diceva la sua intenzione di voler cacciare Savanelli dalla società per una serie di problematiche”.
Una testimonianza che apporta elementi nuovi all’interno del processo; elementi che non erano emersi durante le indagini partite dopo il delitto. Per concedere alle difese il tempo necessario per formulare eventuali deduzioni, il giudice ha fissato la nuova udienza per il prossimo dodici ottobre, quando sarà emessa anche la sentenza.

SAVANELLI RISCHIA L’ERGASTOLO:
Le accuse contro Savanelli sono pesantissime. Le parti civili hanno messo in evidenza una serie di dettagli che rendono, ora, più chiaro il quadro del delitto. Secondo gli avvocati delle parti offese, Pasquale Savanelli aveva pianificato il delitto già da alcuni giorni. L’inseguimento e l’esecuzione di Gennaro Galdiero – al termine di un pranzo – fu il naturale epilogo di un piano che, probabilmente, l’assassino aveva nella mente da tempo.
La pistola a tamburo: Pasquale Savanelli possedeva una pistola a tamburo che può sparare sei colpi. Quel giorno la portò con se carica e pronta all’uso. La tenne sempre a portata di mano.
Esplose sei colpi: l’azione di Savanelli portò all’esplosione di sei colpi (cioè l’intero caricatore a disposizione). Solo tre andarono a segno, gli altri, nonostante la distanza ravvicinata, mancarono il bersaglio.
I bossoli scomparsi: dei sei colpi esplosi solo tre bossoli sono stati ritrovati all’interno dello stesso caricatore dell’arma. Gli altri tre colpi sono spariti e Savanelli non ha mai dato spiegazione del loro destino. Per le parti civili questo è un ulteriore elemento che proverebbe la fredda determinazione di Savanelli nell’attuare sia il delitto che il successivo piano per confondere le indagini e per far credere di aver agito in preda alla follia
La terribile sequenza dei colpi: La sequenza e l’intervallo con cui vennero esplosi i colpi farebbero supporre che l’assassino non avrebbe agito d’impulso. Infatti il tipo di arma e la distanza fra un l’esplosione di un colpo e quello successivo lascerebbero intendere una terribile determinazione da parte di Savanelli nel portare a compimento il proprio piano. Gli spari, avrebbe fatto rilevare durante il processo la difesa delle parte civili, non sono in rapida successione; bensì ad intervalli quasi regolari fra l’uno e l’altro. Quasi come se l’assassino prima di sparare il colpo successivo constatasse l’effetto di quello sparato in precedenza.
Nessuna pietà: La furia di Savanelli non si sarebbe fermata nemmeno davanti all’implorazione della vittima. Quando Galdiero, infatti, vide avanzare il suo socio con la pistola fra le mani tentò di convincerlo a desistere: Pasquale che fai? Fermati! Sei impazzito! Ma Pasquale non si fermò.

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