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VAIRANO PATENORA – AMPLIAMENTO CAVA, MARTONE ACCUSA: INTERESSI POCO CHIARI

VAIRANO PATENORA –   A distanza di oltre tre mesi il sindaco Cantelmo e l’ amministrazione in carica si sentono in dovere di rispondere alla diffida inviategli, parimenti a Regione,sua avvocatura, Genio Civile, tutti gli Enti interessati, Comandi generali di Carabinieri e Forestale, a non dare seguito alla delibera di Consiglio del marzo 2013 di continuazione di coltivazione della cava Pizzomonte. Al primo punto di questa risposta, come si vede dall’allegato(1), si contesta l’accusa di aver affidato a rappresentanti della ditta interessata, ITALCAL, l’inoltro della missiva del sindaco, indirizzata al servizio agricoltura regionale,dott. Massaro, per chiedere l’assenso alla continuazione della coltivazione, poiché tale ufficio ha sempre espresso parere contrario dato il vincolo dell’uso civico. Tutto il resto della risposta, per la bellezza di ben 23 pagine, è aria fritta prolissa che non risponde alle questioni di fondo oggetto della diffida.

Questioni di fondo che qui si riassumono:

  1. Tutte le Norme precedenti,nazionali e regionali, non hanno alcun valore ed è inutile richiamarle; la Corte Costituzionale ha chiaramente sancito che non può essere data alcuna autorizzazione di coltivazione di cave se le regioni non si dotano di una nuova Legge organica conosciuta come PRAE(Piano Regionale Attività Estrattive); cosa che la Regione Campania, dopo ricorsi TAR, ha ottenuto per sentenza del Consiglio di Stato.
  2. In conseguenza e coerenza con il PRAE Campania, in base all’art. 7 non si possono autorizzare attività estrattive in aree vincolate e tra cui quelle vincolate ad Uso Civico, eccetto alcune deroghe come nel successivo art.27.
  3. L’art. 11 del richiamato PRAE prescrive che nelle aree vincolate e di crisi non si può dare autorizzazione estrattiva se non per assenso preciso e diretto del dirigente o servizio regionale preposto.
  4. L’art. 27 prescrive che la deroga ai vincoli dell’art. 7 può essere data a condizione che vi sia un rischio di area crisi e per cave precedentemente autorizzate e abbandonate o solo abbandonate.
  5. L’area della cava Pizzomonte in questione è segnata nell’allegato grafico del PRAE Campania come area di crisi a rischio frane e idrogeologico.
  6. La cava Pizzomonte è priva del requisito “abbandonata” poiché attiva, anche se illegalmente, come sancito dalla stessa bozza di convenzione approvata dalla maggioranza del Consiglio, da noi diffidata, in cui a pagina 2  addirittura riporta la seguente dicitura “il PRAE sancisce la cava in questione come cava attiva con codice 619095/10
  7. In virtù dei precedenti presupposti è illegale qualsiasi richiamo a concessioni di fitto del territorio civico della cava alla ditta ITALCAL in quanto la concessione di utilizzo dell’Uso Civico può avvenire solo per attività consentite dalla Legge, quali coop come presenza comunale per attività agricole o concessioni consentite per estrazioni limitate nel tempo, pertanto nulla autorizzava e autorizza tale ditta, tra l’altro in procedura fallimentare, a cedere l’ipotetico illegale affitto ad altra ditta.
  8. La provocazione di danni alla sicurezza ambientale, tra cui quelli provocati da attività estrattive, sono considerati dalla Legge e dalla Magistratura reati penali gravi e la pena ai responsabili può essere commisurata anche all’impegno successivo di intervento per la rimozione o la riduzione del danno provocato.
  9. La cava in questione rappresenta sicuramente un pericolo per la Comunità, non in conseguenza di un suo abbandono ma per responsabilità gravi e di proposito di chi fino ad ora l’ha coltivata in modo illecito e irresponsabile.

In ragione di questi pregiudiziali punti di fondo non si nasconde la necessità e l’urgenza di provvedere a opere per un recupero ambientale di detta cava ma non già in conseguenza del suo abbandono, quanto invece per responsabilità gravi della ditta ITALCAL che l’ha da sempre e illegalmente utilizzata. Ragion per cui il piano non può che essere un obbligo per detta ditta, imposto come sanzione amministrativa e penale, sulla base di un piano di sicurezza che il Comune deve realizzare con l’ausilio di propri tecnici e l’Università geologica di Napoli. I ricavati in pietra per tale messa in sicurezza non possono e non devono essere merce per attività privata ma unicamente proprietà comunale che può cedere in vendita al miglior offerente.

E’ pertanto indecente che questa amministrazione continui con tanti geroglifici a ricercare le condizioni per facilitare lo sfruttamento speculativo della cava da parte di chi l’ha messa a rischio, tra l’altro in un area dove è sorto a ridosso un centro commerciale, vi è la caserma della Forestale, addirittura ci progetta proprio sotto una pista ciclabile ed è da tutti considerata come l’unico sbocco possibile  come variante del traffico pesante di Vairano Scalo. Ancora più indecente è il tentativo di facilitare questa illegale procedura dando ausilio di servizio alla ditta in questione. Ritornando al punto iniziale del presente comunicato, ci siamo senti costretti a verificare se avevamo commesso l’errore nel dichiarare che la ditta ITALCAL di persona avesse portato la missiva a firma del sindaco presso la Regione. Dopo aver verificato che non vi erano ne raccomandate ne fogli di viaggio dell’auto comunale per recare tale missiva al dirigente Massaro, abbiamo chiesto copia di ricevuta di ricezione da parte della Regione. Ci è stata consegnata una copia che alleghiamo(2) dove non vi è numero di protocollo ne  si comprende chi e quale servizio regionale l’ha ricevuto.  Sulla base di tale inconfutabile situazione come è possibile, come da ultima delibera di giunta, formulare una decisione per decorrenza di termini dalla risposta regionale? Da chi è stata ricevuta e a chi  e quando si è chiesta la risposta? A parte il fatto che difronte a precise prescrizioni di Legge non hanno alcun valore le prescrizioni dettate dalle Conferenze dei Servizi e dalla Legge 241/90.

Quest’ultima vicenda obbliga anche a cambiare i termini del confronto amministrativo, dove le differenze non risiedono più solamente tra chi si batte contro per motivi ambientali e chi fa il possibilista che difronte alla crisi finanziaria è disponibile a vendersi la propria terra. La vicenda adesso ci obbliga a un doveroso sospetto sugli interessi coinvolti e cosa si vuol nascondere. Ci è d’obbligo chiedere che con urgenza la Procura sequestri tutti gli atti. Ci è d’obbligo rivolgere anche un formale invito ai consiglieri di maggioranza di ravvedersi, non siamo stimolati assolutamente da obiettivi punitivi a priori. (comunicato stampa –  Il capogruppo Gruppo Torre, Lino Martone)

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