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SUDAN – C’è anche la mano insanguinata dell’Italia nella guerra civile. Da due anni il nostro paese addestra le milizie ribelli

(di Sandrino Luigi Marra) – E’ andata a buon fine l’operazione di evacuazione della nostra Ambasciata da Khartoum, capitale del Sudan dove da qualche settimana è iniziato la scontro tra l’Esercito Governativo forte di 60.000 uomini e il gruppo paramilitare del Rapid Support Forces che conta 100.000 volontari. Tutto nasce da alleanze che nel tempo recente si sono dissolte a favore di interessi non proprio nazionali. A guidare il paese il capo del Consiglio sovrano Abdel-Fattah Al- Buran, affiancato da Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemedti, questi erano fedelissimi dell’ex capo del Consiglio Omar Al Bashir al potere per un trentennio e defenestrato dai suoi due fedelissimi ed oggi in carcere. Dal punto di vista del potere i due “comandanti” in pratica si suddividono gli interessi, le forze regolari controllano gran parte degli affari e dell’economia del paese, l’RSF il settore minerario, oro in particolare. Ma veniamo all’operazione di evacuazione che è stata un successo, oltre al personale di ambasciata pare siano stati messi in salvo anche collaboratori sudanesi, operazione veloce e ben organizzata secondo le fonti. Certo non è la sola ambasciata italiana ad essere stata evacuata, ma di fatto quasi tutte quelle presenti nella capitale. Di strano  c’è che le evacuazioni  appaiano un tantino rapide rispetto ad altre situazioni simili, gli scontri in città sono di bassa intensità e se pensiamo a situazioni come Sarajevo chi è esperto di relazioni internazionali resta un poco sconcertato. C’è allora un motivo preciso alla base che poteva mettere in pericolo i diplomatici della nostra ambasciata? Può darsi. Le RSF come detto sono milizie paramilitari, il nome è stato un restyling di qualche anno fa, di fatto altro non sono che le famigerate Janjaweed, terroristi arabi famosi perché in Darfur attaccavano villaggi africani uccidendo gli uomini, stuprando le donne sequestrando i bambini e radendo al suolo i villaggi stessi. Janjaweed tradotto significa “diavoli a cavallo” perché adoperavano i cavalli per spostarsi ed attaccare, e ciò gli offriva la possibilità di assaltare i villaggi senza essere in pratica visti e sentiti arrivare. Da due anni il nostro paese addestra le RSF con la giustificazione che vi è un accordo per il controllo e la sicurezza delle frontiere sudanesi per fermare il flusso migratorio verso l’Europa. Oltretutto Daglo è stato anche in visita nel nostro paese dove aveva dichiarato che le RSF avrebbero rispettato l’accordo stipulato con il gruppo di lavoro sulla Libia. Si perché Daglo ha partecipato ad un incontro tra i rappresentanti di alcuni paesi coinvolti nella ricerca di una soluzione alla crisi libica (Turchia, Italia ed un rappresentante NATO) e sponsorizzato la partecipazione degli Emirati Arabi Uniti al processo di pace in Libia.
Ma non è finita qui, perché già dal 2017 quando al potere c’era ancora Al Bashir l’Unione Europea aveva stanziato 106 milioni di Euro per non ben chiari aiuti al Sudan. La direttiva del tempo prevedeva che 46 milioni di Euro venissero devoluti ad aiuti umanitari il restante allo sviluppo. E’ lecito supporre che parte di quei fondi siano stai utilizzati per pagare i costi di addestramento e oggi le paghe dei miliziani. Ovviamente se riflettiamo sulla situazione sembra chiaro il pericolo per i nostri diplomatici e non solo, noi abbiamo addestrato le RSF insieme agli uomini della Wagner, altri hanno fornito le armi, le munizioni ed i mezzi, e visto che alle forze governative sembra non essere giunto alcunchè la vendetta di questi poteva essere dietro l’angolo. Restiamo sempre “italiani brava gente”.

 

 

 

 

 

 

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