Mondragone – Agli sfruttati venivano dati 4,50 euro per ora, dovevano lavorare 11 ore al giorno per sette giorni a settimana. Non veniva consentito di utilizzare i servizi igienici o assumere la posizione eretta una volta nei campi se non in pausa pranzo. Gli sfruttatori trassero benefici per circa 2 milioni di euro.
Gli imputati sono accusati di associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e dell’intermediazione illecita di manodopera. Nell’ultima udienza sono state depositate le intercettazioni a carico dei caporali di Mondragone. Al banco degli imputati Gennaro Bianchino, Pasquale e Vincenzo Miraglia, Francesco Pagliaro, ritenuti responsabili di associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e dell’intermediazione illecita di manodopera (caporalato). Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere, che coordinò le indagini svolte congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Mondragone e dai carabinieri del Reparto Territoriale mondragonese, gli imputati difesi dagli avvocati Angelo Raucci e Giovanni Lavanga avevano creato una stabile organizzazione attraverso la quale assumevano ed impiegavano manodopera reclutata grazie all’intermediazione illecita dei caporali a cui si rivolgevano perlopiù donne di nazionalità africana, bulgara e rumena per esser impiegate nei campi dei comuni di Mondragone, Falciano del Massico, Carinola, Castel Volturno, Villa Literno e Grazzanise. Secondo gli inquirenti, a capo di questo sistema clientelare di sfruttamento della manodopera vi era Gennaro Bianchino dove però ognuno aveva il suo ruolo ben definito.
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