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foto di repertorio

Riardo / Pietramelara – Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, 117 agenti indagati: anche un pietramelarese

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Riardo / Pietramelara – C’è anche un uomo di Pietramelara, un agente della polizia penitenziaria, fra i 117 poliziotti indagati per quei fatti che hanno messo in luce un modus operandi non certo conforme ad un paese civile come l’Italia. Nel registro degli indagati, figura Mario D’Ovidio, 56enne, pietramelarese doc ma da tempo residente a Riardo. L’uomo è indagato a piede a libero. Le accuse, a vario titolo, contro gli indagati sono pesanti. Secondo la Procura furono quattro ore di inferno. Sono quelle vissute dalle 15 alle 19 del 6 aprile 2020 dai detenuti del reparto Nilo di Santa Maria Capua Vetere. Oltre cento persone ferite dalla spedizione punitiva organizzata per “ristabilire l’ordine” nella casa circondariale dopo le proteste dei detenuti del giorno precedente. Le indagini sono partite praticamente subito dopo quel tragico pomeriggio e la conferma di quanto fosse accaduto è arrivato dagli smartphone sequestrati. Nelle chat, dopo le violenze, era tutta un’espressione di gioia. “Non si è salvato nessuno” scrive un agente. “Abbiamo ristabilito ordine e disciplina” commenta un collega. “Oggi ci siamo divertiti al Nilo” aggiunge un altro.  Poi arrivano conferme dell’uso di manganelli in quella che, sulla carta, doveva essere solo una perquisizione straordinaria. Ma in realtà, come scrive il gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha firmato le 54 ordinanze cautelari, si è trattato “senza tema di smentita” di “uno dei più drammatici episodi di violenza di massa perpetrato ai danni dei detenuti in uno dei più importanti istituti penitenziari della Campania”, “un vero e proprio uso diffuso della violenza, intesa da molti ufficiali ed agenti di polizia penitenziaria come l’unico espediente efficace per ottenere la completa obbedienza dei detenuti”, nonché “una orribile mattanza”.

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