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foto di repertorio

Santa Maria Capua Vetere – Carcerati massacrati di botte, misure cautelari per 52 agenti della Polizia Penitenziaria

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Santa Maria Capua Vetere – E’ in corso dall’alba un’operazione di polizia giudiziaria avente ad oggetto l’esecuzione di misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 52 appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.  L’operazione è relativa agli eventi occorsi presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 quando dopo una rivolta in carcere durante la pandemia di Covid, vi fu la reazione da parte degli agenti della polizia penitenziaria, raccontato da diversi detenuti che hanno parlato di un pestaggio vendicativo nei loro confronti.  Il 5 aprile 2020, dopo aver appreso della positività al Covid di uno dei detenuti, c’è stata una protesta di alcuni internati del reparto Nilo consistita nella cosiddetta “battitura”, cioè del battere oggetti contro le porte delle celle, e nel mancato rientro in cella di un gruppo di facinorosi. Una protesta che rientrò già nel corso della serata dello stesso giorno.  Il giorno successivo, già dalle prime ore del pomeriggio, si registrò un notevole afflusso di persone in servizio nei vari reparti della penitenziaria a livello regionale. Si tratta di un’unità speciale istituita nel marzo 2020 dal provveditore Antonio Fullone con il compito di svolgere “attività di supporto agli interventi che dovessero rendersi necessari in ambito penitenziario regionale”. Un ‘commando’ di circa 100 agenti che sarebbero dovuti intervenire “in caso di estrema necessità e per la sola temporanea esigenza associata al ripristino dei principali presidi posti a garanzia della turela dell’ordine e della sicurezza delle strutture penitenziarie”, si legge nel decreto del provveditore. A Santa Maria Capua Vetere, però, a quanto pare, l’unità speciale è andata ben oltre il proprio compito. Secondo gli inquirenti, gli agenti avrebbero prelevato i detenuti dalle le sezioni del reparto Nilo costringendoli a subire una serie di violenze fisiche e psicologiche. In particolare, i reclusi sarebbero stati costretti ad inginocchiarsi, denudarsi, fare flessioni oltre a ricevere calci, schiaffi, pugni, manganellate e testate da parte degli agenti che indossavano caschi antisommossa.  Proprio le denunce dei detenuti hanno portato la Procura ad indagare su 144 agenti della polizia penitenziaria: 92 in forza al nucleo operativo di Napoli Secodigliano, 36 appartenenti al Notp di Santa Maria Capua Vetere e 18 in forza al Notp di Bellizzi Irpino (Avellino)

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