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Piedimonte Matese / Alife / San Potito Sannitico – Droga, estorsioni e minacce: 15 indagati. Ecco tutti i nomi

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Piedimonte Matese / Alife / San Potito Sannitico – Nelle prime ore della mattinata  odierna, il personale del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria di Roma e della Tenenza della Guard ia di Finanza di Piedimonte Matese, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare personale nei confronti di 9 soggetti, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta di questa Procura, ritenuti responsabili, a vario titolo in concorso di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e truffa aggravata.
Sono coinvolti nell’inchiesta 15 persone, tutti del Matese:  Valerio Cappello, Fabio D’Onofrio, Angelo Iaquinto, Giuseppe Caravella,  Salvatore Caravella, Giovanni Cappello, Silveria Luciani,  Federico Vetere, Giorgio Cernazzo, Giuseppe Cernazzo, Alessandro Moreno, Pietro Grande, Vittorio Cassella (senior), Maurizio Cassella, Gianluca D’Onofrio. Questi ultimi tre indagati sono accusati di aver messo in commercio banconote false. Non sono quindi accusati di spaccio di droga.
Le complesse attività d’indagine svoltesi con attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento in sinergia dai due Reparti operanti, hanno consentito di accertare l’esistenza di una piazza di spaccio nella zona dell’Alto Casertano, avente ad oggetto diverse tipologie di sostanze stupefacenti (crack, eroina e cocaina).  In particolare, i componenti del nucleo familiare facente capo a CAPPELLO Valerio (il figlio Giovanni e la moglie LUCIANI Silveria) e i fratelli CARAVELLA Salvatore e Giuseppe, si adoperavano spacciando in favore di giovani del luogo e dei comuni limitrofi, le sostanze stupefacenti in argomento. In più occasioni sono stati operati dei controlli e sequestri di sostanze stupefacenti, nei confronti di soggetti che per loro conto erano andati ad acquistare la droga in Comuni del napoletano (Parco Verde d i Caivano). Il l inguaggio criptico util izzato dai soggetti, gli incontri organizzati sempre in local ità diverse, compreso le abitazioni provviste di sistemi di videosorveglianza privati, erano tutti esped ienti per eludere le indagini e i controlli a loro carico da parte degli inquirenti. L’aspetto più inquietante è rappresentato dalla spregiudicatezza con cui i coniugi – pur di eludere i controlli delle forze dell’ordine- non avevano alcuna remora a ricorrere al figlio minore per effettuare  le consegne della droga ai loro acquirenti. L’attività di indagine ha svelato l ‘elevata capacità delinquenziale della famiglia Cappello che aveva diversificato i campi dell’illecito su cui operare. Pur di far assumere il figlio come autista in una ditta di trasporti , i Cappello erano arrivati al punto di minacciare un privato (che aveva il compito di intermediario), prospettandogli di raccontare alla di lui moglie vicende non veritiere e gravemente diffamatorie. Organizzavano inoltre truffe aggravate nei confronti di ignari cittadini. Nello specifico, dopo aver contattato i venditori su siti on-line effettuavano con  loro  una  breve  contrattazione  sul  prezzo  di compravendita, procedendo a versare una piccola caparra per la ricezione del bene. Al momento del saldo consegnavano assegni  privi  di copertura o rubati.

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