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PIGNATARO MAGGIORE – Operaio morto alla Rieter, solo in tre si sottopongono all’esame dell’accusa

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PIGNATARO MAGGIORE – Operaio morto alla Rieter, solo in tre si sottopongono all’esame dell’accusa presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. In aula si sta cercando di far luce circa le eventuali responsabilità per la morte di Lorenzo Borrelli che aveva perso la vita dopo essere rimasto schiacciato da una pressa della Rieter Automotive. I fatti risalgono al 28 settembre del 2011. Il consulente di parte civile ha spiegato quello che accadeva durante la produzione alla pressa che ha ucciso Borrelli: al traguardo degli otto fogli prodotti dalla macchina era necessario sistemare due bastoni per staccare i fogli di materiale bituminoso. La pratica veniva eseguita dagli operai perché la macchina non sarebbe stata sottoposta alla manutenzione. Il responsabile dello stabilimento Maurizio Esposito ha dichiarato di sapere che il macchinario Pk dava dei problemi e che la pratica dei bastoni non era ammessa in nessun manuale. In sostanza, per accedere all’area di lavorazione, la macchina doveva essere ferma, ma stranamente si poteva attraversare la zona anche uscendo da un cancelletto con la serratura rotta. Un altro dato sconcertante è che nonostante la richiesta all’industria fosse di 152 pezzi a turno, quel macchinario ne produceva 180. Gli imputati sono l’amministratore delegato dell’azienda, Andreas Gerhard Becker, il responsabile del servizio prevenzione e protezione dello stabilimento, Alfredo Ruggero, il direttore Piero Faccioli, il responsabile della produzione, Maurizio Esposito, il responsabile della manutenzione Claudio Insero, il capo reparto schiumatura della linea Tandem, Giuseppe Merola, il responsabile dell’azienda, Giuseppe Laudisa, e il responsabile dei servizi tecnici, Raffaele Terracciano. Si tornerà in aula a maggio.

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