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ALVIGNANO / DRAGONI / FONTEGRECA – Gas e camorra, il tribunale del riesame respinge la richiesta di scarcerazione: Claudio Schiavone resta in carcere.

ALVIGNANO / DRAGONI / FONTEGRECA – Gas e camorra, il tribunale del riesame respinge la richiesta di scarcerazione in favore di Claudio Schiavone. Confermato, in sostanza, l’impianto accusatorio contro l’imprenditore, ritenuto dall’Antimafia, vicino ai clan dei casalesi. L’operazione Medea ha fatto scattare, qualche mese fa, gli arresti per diversi indagati fra cui due imprenditore: Claudio Schiavone e Antonio Piccolo. Sono ritenuti imprenditori al servizio dei clan per conto dei quali assumevano appalti pubblici. Il nome di Claudio Schiavone è ricorrente negli appalti pubblici in molti comuni della zona; in particolar modo nei comuni di Alvignano, Dragoni e Fontegreca. Comuni che hanno continuato il rapporto di lavoro con l’impresa di Schiavone nonostante le vicende giudiziarie e le interdittive antimafia. Altro arresto (ai domiciliari) clamoroso fu quello di Pasquale Matano, di Pignataro Maggiore responsabile della distribuzione, per conto della Cpl Concoprdia, del gas metano.
Le altre persone finite in carcere sono Roberto Casali, ex presidente della Cp Concordia; Giuseppe Cinquanta, presidente del Consorzio Nazionale Servizi. Ai domiciliari finisce Giulio Lancia, sindaco di un paesino in provincia de L’Aquila e dirigente della CPL Concordia.
Il sei luglio scorso, poco dopo gli arresti, l’Antimafia ha posto sotto sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di PICCOLO Antonio e SCHIAVONE Claudio, già destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Napoli per associazione di stampo camorristico. Il GIP, con due diversi provvedimenti, ripercorrendo la storia criminale dei due imprenditori su indicati, ritenuti affiliati al clan dei casalesi e precisamente alle famiglie Schiavone e Zagaria e richiamando gli elementi indiziari contenuti nelle ordinanze di custodia cautelare in carcere, ha disposto il sequestro di beni immobili e società riconducibili a PICCOLO Antonio e a SCHIAVONE Claudio ed intestati a vari componenti delle loro famiglie. Gli elementi indiziari acquisiti nel corso dell’attività di indagine hanno consentito di accertare che nel corso del tempo il PICCOLO e lo SCHIAVONE avevano accumulato un rilevante patrimonio composto da beni mobili ed immobili di diversa natura, oggetto di sequestro, di seguito indicati:
beni sequestrati a PICCOLO Antonio (per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro):
• 2 ville
• 14 appartamenti
• 4 appezzamenti di terreno
• locale adibito ad ufficio
• box
• 3 società (“COIGAS s.r.l.”, “AGM Costruzioni S.p.A.” in liquidazione, “COGEPI s.r.l.”) operanti nel settore edilizio e relativi beni strumentali;
beni sequestrati a SCHIAVONE Claudio (per un valore complessivo di circa 45 milioni di euro):
• 88 immobili
• 2 società di capitali
• 1 impresa individuale
• 3 quote societarie
• 2 autovetture 1 motociclo

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