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Riardo / Teano / Pietramelara – Omicidio Compagnone: i legali di Vicol presentano ricorso contro l’arresto ma sono scettici

Riardo / Teano / Pietramelara – Gli avvocati difensori dell’indagato hanno presentato ricorso contro l’arresto ordinato dai giudici del riesame che, pochi giorni fa, si sono pronunciati sul delitto avvenuto il 26 ottobre 2022. I legali di Vicol Ciprian, tuttavia, si mostrano molto scettici: “come da prassi ormai, purtroppo, che si va consolidando, il nostro ricorso potrebbe essere dichiarato inammissibile, come tanti altri ultimamente, per mero e incomprensibile formalismo. Infatti, per questo bizantinismo l’Italia ha subito già una condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo”. Queste le poche, lapidarie, parole dell’avvocato Gaetano La Milza.
Il ricorso alla Cassazione si innesta sulla recente sentenza dei giudici del riesame di Napoli che per la seconda volta hanno valutato la vicenda, affermando l’azione attuata da Vicol Ciprian fu un gesto volontario, non colposo. Si trattò, in sintesi, di omicidio volontario. Sono state accolte così le richieste avanzate dai procuratori Fiore e Camirlingo che sin dal primo momento hanno accusato il giovane riardese di omicidio volontario. Una tesi che, in sede di convalida dell’arresto, fu sconfessata dal giudice per le indagini preliminari di Santa Maria Capua Vetere che inquadrò tutto in un tragico incidente. La Procura della Repubblica impugnò quella decisione riuscendo, dopo un lungo iter, a far prevalere le proprie ragioni.
Ora la parola passa ai giudici della Cassazione che dovranno analizzare il ricorso presentato dai legali dell’indagato. Se dovesse essere respinto o dichiarato inammissibile, allora scatterà immediatamente l’arresto per il 23enne riardese.
La tragedia si consumò la notte dello scorso 26 ottobre 2022, intorno alle 22e30 quando i due, Francesca Compagnone e Vicol Ciprian, si trovavano in camera da letto di lei, nella villetta di proprietà della famiglia  Compagnone, nella periferia di Riardo. Il 23enne imbracciò un fucile (del padre della vittima) e iniziò a maneggiarlo ritenendolo scarico. Toccò il grilletto e la leva di caricamento almeno tre volte. Improvvisamente l’arma sparò colpendo in pieno viso la sfortunata vittima che si trovava a meno di 50 centimetri dal fucile, un calibro 12 utilizzato dal padre di lei per la caccia. La tragedia colpì tre comunità: Riardo dove Francesca viveva e dove insiste l’attività commerciale di famiglia; Pietramelara paese della madre di Francesca e Teano paese del padre di Francesca.

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