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Mondragone / Falciano del Massico – Braccianti agricoli sfruttati e maltrattati: tre imprenditori davanti al giudice

Mondragone / Falciano del Massico – Un problema personale di un giudice ha bloccato il processo a carico di alcuni imprenditori agricoli della zona coinvolti in una indagine contro lo sfruttamento e il maltrattamento di braccianti agricoli. L’udienza prevista per lo scorso dicembre è saltata, si tornerà in aula verso la fine di questo mese per ascoltare uno degli imputati che dovranno essere escussi dal giudice e dalle parti in causa.
Agli sfruttati venivano dati 4,50 euro per ora, dovevano lavorare 11 ore al giorno per sette giorni a settimana. Non veniva consentito di utilizzare i servizi igienici o assumere la posizione eretta una volta nei campi se non in pausa pranzo. Gli sfruttatori trassero benefici per circa 2 milioni di euro. Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere che coordinò le indagini gli imputati avevano creato una stabile organizzazione attraverso la quale assumevano manodopera reclutata mediante l’attività di intermediazione illecita svolta dai caporali a cui si rivolgevano perlopiù donne e di nazionalità dell’Est Europa ma c’erano anche lavoratori africani. A capo di tale sistema clientelare di sfruttamento di manodopera per la Pubblica Accusa c’era Gennaro Bianchino dove Pasquale Miraglia era l’organizzatore e Vincenzo Miraglia e Francesco Pagliaro rivestivano il ruolo di partecipi. I lavoratori venivano impiegati nei campi sotto la pioggia battente o anche sotto il sole cocente, sempre piegati e potevano assumere la posizione eretta solo per pranzo. I servizi igienici erano assenti. Venivano impiegati 11 ore al giorno per una retribuzione media giornaliera di 4,50 euro. Gli imputati sono accusati di associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e dell’intermediazione illecita di manodopera. Al banco degli imputati Gennaro Bianchino, Pasquale e Vincenzo Miraglia, Francesco Pagliaro, ritenuti responsabili di associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e dell’intermediazione illecita di manodopera (caporalato). Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere, che coordinò le indagini svolte congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Mondragone e dai carabinieri del Reparto Territoriale mondragonese, gli imputati difesi dagli avvocati Angelo Raucci e Giovanni Lavanga avevano creato una stabile organizzazione attraverso la quale assumevano ed impiegavano manodopera reclutata grazie all’intermediazione illecita dei caporali a cui si rivolgevano perlopiù donne di nazionalità africana, bulgara e rumena per esser impiegate nei campi dei comuni di Mondragone, Falciano del Massico, Carinola, Castel Volturno, Villa Literno e Grazzanise. Secondo gli inquirenti, a capo di questo sistema clientelare di sfruttamento della manodopera vi era Gennaro Bianchino dove però ognuno aveva il suo ruolo ben definito.  Si torna in aula la fine del mese di ottobre per l’escussione delle lavoratrici sfruttate.

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