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L’acido ialuronico in ginecologia estetica e funzionale

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Recentemente l’acido ialuronico ha fatto il suo ingresso anche in campo ginecologico a fini estetici e funzionali. L’applicazione di acido ialuronico libero a livello vulvare, vestibolare e del terzo inferiore della vagina è in grado di migliorare moltissimo i sintomi della GSM (Sindrome Genitourinaria della Menopausa). E’ dunque un trattamento indicato nei casi di secchezza vaginale e dispareunia per ridare idratazione ai tessuti e ridurre lo stato di atrofia vulvovaginale sia iatrogena (causata da chemioterapie, radioterapie, terapie ormonali), sia dovuta a fisiologici processi di invecchiamento (menopausa).
La biostimolazione con acido ialuronico libero può essere anche un valido ausilio nel trattamento di patologie come il lichen scleroatrofico vulvare. I prodotti che si possono iniettare a livello genitale hanno un’autorizzazione specifica per il trattamento di questa area perché, per essere utilizzati in questa sede, devono avere caratteristiche peculiari di elasticità e uno specifico potere antiossidante. Per eseguire un buon trattamento di biostimolazione vulvovaginale è consigliabile applicare 30 minuti prima del trattamento una crema anestetica. E’ possibile effettuare la biostimolazione con un gel iniettabile che contiene principi attivi naturali e biocompatibili: polinucleotidi e acido ialuronico. Questi principi attivi hanno l’azione di stimolare il derma nel riattivare i processi molecolari naturali per la rigenerazione del tessuto. Migliora l’idratazione, il turgore delle mucose e aumenta la tonicità e l’elasticità dei tessuti grazie all’effetto sulla stimolazione della crescita dei fibroblasti, sulla produzione di collagene e sull’aumento di acido ialuronico.

Perché una terapia iniettiva?
La penetrazione dei comuni farmaci per via cutanea e/o mucosale non permette di far raggiungere ai principi attivi la profondità del tessuto e la sede dei processi riparativi. La terapia iniettiva veicola i principi attivi direttamente nello spazio del derma, per rendere i principi attivi disponibili ai processi riparativi proprio dove sono danneggiati e dove avviene l’invecchiamento cutaneo.

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