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Antonio Marotta (a sx), e suo figlio Emilio

Mignano Montelungo – Operaio morto nel compattatore, cambia il giudice: processo azzerato. La rabbia del padre: voglio giustizia

Mignano Montelungo –  Ancora nulla di fatto nell’udienza a carico di alcune persone coinvolte nella morte di Emilio Marotta, l’operaio morto dopo essere finito nel compattatore della carta e del cartone. Per questa mattina, infatti, era fissata, presso il tribunale di Cassino, l’udienza che è stata rinviata per la necessità di assegnare il processo a un diverso giudice. Sono imputati Benedetto Fuoco (tecnico comunale di Mignano Montelungo) e Giovanni Ferone (imprenditore di San Vittore del Lazio, proprietario compattatore in cui trovò la morte l’operaio).
Evidente, dopo l’ennesimo rinvio, il disappunto del padre di Emilio che da tempo si batte per una giustizia rapida sul caso del figlio. Qualche mese fa, l’imprenditrice Iovino Carla Maria (titolare impresa gestione raccolta rifiuti Proclean nella quale lavorava Marotta), ha già definito la propria posizione, chiudendo in primo grado l’intero procedimento. L’imprenditrice Iovino Carla Maria (difesa dall’avvocato Ernesto De Angelis), ha deciso di ammettere le proprie responsabilità, patteggiando la pena. Il tribunale ha espresso la sua sentenza di primo grado che condanna la donna di Mignano Montelungo alla pena di 1 anno e otto mesi di reclusione con il beneficio della pena sospesa.

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