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Calvi Risorta – Volevano trasformare il tesoro dei Casalesi in euro, quattro arresti: c’è anche un manager caleno

Calvi Risorta – Si allargano toccando perfino la svizzera le indagini sul business delle conversione delle lire che ha portato ieri all’arresto di quattro persone. L’unico finito in carcere è Gaetano Munginguerra, assolto dal maxi processo Spartacus e poi coinvolto (con giudizio pendente),  in un fatto di sangue della stagione di terrore dei Casalesi. Ai domiciliari sono finiti Fulvio Ciaciaruso, l’acerrano Antonio Schiavone e uno stimato manager bancario. Si tratta di Giovanni D’Elia, residente a Calvi Risorta ed ex direttore di banca. Altre dieci persone sono indagate a piede libero dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, ma l’indagine potrebbe allargarsi anche alla luce delle risultanze investigative nelle mani delle fiamme gialle. C’è un’importante mole di intercettazioni telefoniche dalle quali sono emersi contatti in diverse parti d’Italia per convertire le lire fuori tempo massimo. Sono una cinquantina le persone non indagate, ma comunque a conoscenza dell’affare. Sono due i filoni su cui si punta a partire  dall’intercettazione di una conversazione in cui gli indagati fanno chiaro riferimento a un’ingente somma – ben 20 miliardi di vecchie lire, in sostanza dei “fondi neri” – da convertire in euro. La Finanza ha scoperto inoltre che lire “sporche” stavano per prendere la strada della Svizzera: in una banca elvetica, infatti, sarebbe dovuta avvenire la ‘conversione’ finale tra vecchia e nuova valuta. E anche su questo sono in corso ulteriori accertamenti. I quattro, che acquistavano le lire, avevano anche stilato un tariffario: una somma oscillante tra i 35 e i 42 euro a fronte di 200mila lire. Agli intermediari, invece, andava una commissione del 2%.
Sono stati tratti in arresto i quattro componenti di una organizzazione che attraverso una banca svizzera volevano trasformare il tesoro dei Casalesi in euro. Fra gli arrestati anche un 64enne di Calvi Risorta. Avevano messo in piedi un collaudato sistema criminale, diffuso capillarmente su tutto il territorio nazionale, che aggirando i vincoli previsti dalla disciplina legislativa e sfruttando l’intermediazione di soggetti terzi incensurati, ha tentato di ripulire in tranches di piccoli importi ingenti quantitativi di vecchie lire di provenienza illecita, rimaste ancora in possesso di organizzazioni criminali. I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma e del II gruppo di Napoli, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 persone (3 in carcere e una agli arresti domiciliari) rispettivamente di 64, 61, 55 e 60 anni, residenti a Calvi Risorta, Acerra (Na), Casandrino (Na) e Napoli, per tentato riciclaggio commesso al fine di riciclare in euro oltre un miliardo di vecchie lire. Tra i quattro figura anche uomo ritenuto legato al clan dei Casalesi. I finanzieri hanno ricostruito più fatti delittuosi avvenuti nel triennio 2014/17 in provincia di Napoli, appurando nella disponibilità degli indagati (privi di capacità reddituale e gravati da precedenti penali) di importi considerevoli di banconote del vecchio conio, non convertite a suo tempo nella nuova valuta tramite i canali ufficiali. Il sistema criminale consisteva nella compravendita delle lire tra i contraenti che, dopo lunghe trattative e incontri clandestini per verificare l’esistenza delle stesse e secondo un tariffario variabile tra il 35% e il 42% del valore originale, riconoscevano agli intermediari una commissione del 2%. Per attribuire all’operazione una parvenza di legalità, venivano predisposti anche documenti attestanti una normale vendita di valuta storica. In base alle indagini, svolte attraverso intercettazioni e perquisizioni domiciliari, in uno dei questi casi a seguito delle trattative di compravendita tra le parti, la conversione finale si sarebbe dovuta concludere presso una banca svizzera.

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