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Sessa Aurunca – Open Gate alla centrale nucleare del Garigliano. Visita dell’amministrazione comunale. Resoconto della visita.

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Sessa Aurunca (di Armando Cappelli) – Open Gate alla centrale nucleare del Garigliano organizzata dalla Sogin. Questa mattina, approfittando dell’open gate, una delegazione comunale ha fatto visita alla centrale nucleare. Vi erano il sindaco Silvio Sasso, l’assessore Tommasina Casale, i consiglieri di maggioranza Basilio Vernile e Ciro Marcigliano e il consigliere di opposizione Luigi del Mastro oltre al sottoscritto e supporter dei gruppi politici. Ciceroni del gruppo Fabrizio Scolamacchia e Valentino Maio rispettivamente direttore e responsabile impianti del sito. La prima tappa è stata al plastico dell’impianto dove abbiamo potuto vedere la ricostruzione dell’interno della sfera ed abbiamo potuto conoscere la sua storia. La centrale nucleare, realizzata nel 1959 era all’avanguardia per i tempi. Tutto il processo di scissione degli atomi di uranio, estrapolazione del calore e formazione del vapore da inviare alla turbine avveniva nella sfera bianca soprannominata “mozzarella” dove si trova il Vessel, contenitore metallico in pressione che racchiude il nocciolo. La struttura è interamente realizzata in acciaio dello spessore di 3 cm e resistente all’impatto di un aereo. Il progetto architettonico fu dell’ing. Morandi, precursore del cemento precompresso, e per questo le strutture vengono visitate ogni anno dagli studenti di ingegneria. Sarà l’unica centrale nucleare a non essere completamente abbattuta ma sarà soltanto ripulita e lasciata in eredità alle comunità locali sotto forma di museo della tecnologia anni ’60. La centrale fu avviata nel 1963 ed è rimasta attiva fino al 1978 quando si verificò un guastato ad un generatore secondario di vapore. Nel 1980, con il terremoto dell’Irpinia, fu cambiata la legislazione antisismica e la centrale d’improvviso non fu più a norma. I costi di riparazione del guasto al generatore di vapore, sommati all’adeguamento antisismico rendevano l’impianto antieconomico e quindi si decise di chiuderlo definitivamente nel 1982. Soltanto dopo la chiusura dell’impianto, nel 1986 ci fu il disastro di Cernobyl che portò al referendum per il nucleare nel 1987. Durante la fase di decommissioning dell’impianto, furono rimossi gli elementi combustibili. Il 99% degli elementi sono stati rimossi, l’ultimo nel 1989 Gli elementi combustibili sono stati inviati in Francia ed Inghilterra per il ricondizionamento, procedura che divide le scorie estremamente radioattive dai materiali riutilizzabili tra cui l’uranio impoverito. Soltanto l’1% si trova ancora nel Vessel che presumibilmente sarà aperto nel 2019. La seconda tappa è stata al centro di controllo, una grossa sala piena di bottoni, interruttori ed indicatori a lancette. Ovviamente quando fu costruita non c’erano ancora i computer e display touch. Da lì si controllava tutto il processo di produzione di energia dal nocciolo che produceva il calore, passando per l’estrapolazione del vapore e l’invio alle turbine per la produzione di corrente. Dopo questa prima parte della visita, la delegazione è entrata nella zona controllata, cioè quella dove c’è la remota possibilità di entrare in contatto con qualcosa di radioattivo. E’ li che prima di entrare ci hanno consegnato elmetti ed esposimetri per controllare il livello di radiazioni. La prima tappa è stata al deposito D1, completamente automatizzato e controllato dall’esterno. Il deposito contiene rifiuti da attività molto bassa a media, stoccati in recipienti in acciaio inox etichettati e posizionati quattro per volta in cestelli accatastati. Nei recipienti di acciaio ci sono altri recipienti di acciaio contenenti i rifiuti, compattati a forma di disco, impilati e stabilizzati con una camicia di cemento. I rifiuti che si trovano lì sono in gran parte tute, guanti ecc. ma ci sono anche residui da raschiature delle superfici del camino o residui della sabbiatura di manufatti che avevano assorbito radiazioni. Il deposito è di circa 10mila metri cubi e 1400 metri quadri, già pieno per i 3/4 della sua capacità. Il progetto iniziale era di 41mila mc, enorme, ma la sua costruzione fu bloccata a seguito di interpellanze parlamentari e mobilitazione dei residenti della zona. La visita successiva è stata agli impianti di sabbiatura e riempimento dei fusti di acciaio con il materiale contaminato. I fusti riempiti vengono inviati in uno stabilimento laziale per essere supercompattati, successivamente ritornano in centrale dove vengono impilati e cementati nei contenitori inox di cui sopra per essere stoccati nel deposito. Ultima tappa è stata al sistema di raschiamento dell’interno del camino. Un robot comandato a distanza che è stato introdotto nel camino di 96 metri che poi è stato sigillato e depressurizzato durante le operazioni di raschiamento. Tutt’intorno sistemi di rilevazione di radiazioni. Il robot raschiava la superficie interna del camino (quella contaminata) in step da 10 mt. Il materiale raschiato veniva analizzato e venivano presi dei campioni dal resto del camino. Se il pezzo camino raschiato non era più radioattivo veniva abbattuto altrimenti raschiato da capo. Il robot, di costruzione italiana, adesso è esposto al pubblico ed una parte del camino, privata della parte contaminata, è rimasta in piedi per essere conservata. Conclusa la visita bisognava uscire passando attraverso dei rilevatori che consentono di individuare eventuali contaminazioni da polveri di materiale reattivo sui nostri vestiti e corpi. Siamo usciti tutti puliti e con i dosimetri ancora sullo zero. Se ne dicevano tante sulla centrale ma dopo aver visto le persone che ci lavorano, visitato gli ambienti, visto ad ogni angolo strumenti di rilevazione delle radiazioni e i dispositivi di sicurezza, il sindaco, gli assessori e noi tutti abbiamo potuto constatare che la centrale è sicura.

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