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SPARANISE / FRANCOLISE – Appalti truccati, Consoli ai giudici: mai preso tangenti

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SPARANISE / FRANCOLISE – Appalti truccati, l’ex consigliere regionale, Angelo Consoli risponde al giudice durante l’interrogatorio di garanzia. Consoli, difeso dall’avvocato Dario Mancino, ha respinto ogni accusa, soprattutto ha rimarcato di aver agito solo per scopi politici senza mai ricercare l’arricchimento personale. Oltre a Consoli, pochi giorni fa, sono stati arresti anche i tecnici Mario D’Amico e  Pasquale Merenda. Un terremoto giudiziario che colpisce politici, professionisti, imprenditori in almeno una decina di comuni dell’area tra Napoli e Caserta. La direzione distrettuale antimafia e la Guardia di Finanza ha eseguito infatti 69  ordinanze di misura cautelare a carico di imprenditori ed amministratori – in carica o ex – accusati di corruzione, turbativa d’asta e concorso esterno in associazione mafiosa. Il clan cui avrebbero fatto riferimento è la cosca degli Zagaria, del cartello dei casalesi. L’inchiesta è condotta dai Pm Catello Maresca, Maurizio Giordano, Luigi Landolfi , Gloria Sanseverino e D’alessio, con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Numerosi gli appalti nel mirino degli inquirenti. Coinvolto anche l’ex assessore e ora consigliere regionale Pasquale Sommese, ex demitiano di ferro. Tra i coinvolti anche l’ex sindaco di Pompei, Claudio D’alessio. In particolare, al centro dell’indagine, è finito il ” vasto giro di corruzione” che sarebbe stato organizzato da Guglielmo La Regina, il professionista giá coinvolto lo scorso anno nello scandalo sulla ricostruzione di Palazzo Teti Maffuccini (costato una indagine a carico dell’ex presidente regionale  Pd Stefano Graziano poi completamente prosciolto). La Regina, legale rappresentante dell’Archicons s.r.l., con altri due imprenditori dell’area di Casal di Principe, e insieme con Alessandro Zagaria, ritenuto un referente un soggetto che ricorreva come intermediario in tante stazioni appaltanti, nonché personaggio vicino al clan dei casalesi, (gruppo dell’omonimo padrino Zagaria), è ritenuto l’uomo che aveva rapporti con funzionari e politici e che veicolava accordi e dazioni corruttive. In poche parole, per gli investigatori era lui l’artefice del “sistema”.

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