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TEANO – CRISTIAN COMMUOVE I RAGAZZI DEL FOSCOLO

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TEANO – Cristian ha 19 anni, non parla, non mangia, non beve, non può muoversi, tantomeno camminare. Da quando, tre anni fa ha scoperto di essere malato di Sla trascorre la sua vita a vedere Film in televisione o al computer, ma soprattutto, sogna: sogna di diventare Rambo, di correre per le strade e di amare una donna come tanti altri giovani come lui. Cristian non parla ma ha affascinato gli studenti del Foscolo con le sue parole scritte a mano sulla tastiera del computer e proiettate sul muro. Le sue parole scritte che diventano voce, grazie alle professoresse Giuseppina Compagnone e Rosa Corbisiero sono diventate un delicato documentario sulla sua vita. E’ stato Cristian a chiedere alle sue professoresse di incontrare, dopo tre anni di assenza da scuola a causa della malattia, gli studenti per raccontare loro la sua vita. Un’opportunità, una lezione di vita per i ragazzi che spesso vivono la loro vita in un mondo virtuale, nella rete, ma fuori della realtà. Un’occasione per confrontare tra loro due mondi diversi: quello dei “sani” con quello di chi ha una malattia difficile da sopportare. “Lo scopo dell’incontro, ha spiegato la prof.ssa Compagnone, è stato quello di costruire un ponte tra il mondo dei sani e quello pieno di solitudine del malato”. Poi la voce di una ragazza ha letto le parole che Cristian ha scritto sulla tastiera del computer: “Potete chiamarmi Rocky, ha detto Cristian, e voglio raccontarvi la mia esperienza di disabile. La disabilità fa paura. Non avrei mai pensato che un giorno sarei diventato diverso da tutti gli altri. E’ stata la vita a deciderlo. Non io. Ricordo che all’asilo avevo un’amica sulla sedia a rotelle e i miei compagni ridevano di lei mentre io pensavo che eravamo tutti uguali, anche con la sedia a rotelle. Poi all’improvviso, tra il 21 ed il 23 marzo del 2004, mancavano solo tre giorni al mio compleanno, i medici mi dissero che avevo la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la SLA. Facevo sempre più fatica a camminare, finché non ho dovuto utilizzare la sedia a rotelle. Io non ho mai accettato la mia malattia e non potrò mai accettarla. Ricordo un esame in particolare: mi misero tanti aghi sul viso e provai tantissimo dolore. Mai provato tanto dolore in vita mia!. Ancora oggi, se penso a quel esame mi vengono gli incubi. Avevo tanti amici ed amiche: ma dopo la malattia non ho visto più nessuno. Tranne un’amica. Ad un certo punto ho lasciato la scuola, perché ho provato la sensazione che i miei compagni mi ignorassero. Ora non riesco più a vivere serenamente: mi fa soffrire la solitudine, la mancanza di amici e dell’amore. E ci sono anche i ricordi a farmi soffrire: vedo le mie foto da bambino mentre correvo e mi sento male. Le persone dicono che mi capiscono, ma non è vero. A volte vorrei ritornare ad essere piccolo per un minuto. Vorrei tornare a sentire cosa si prova ad essere felice per un minuto. Anche i sogni mi fanno stare male. Sogno la ragazza che vorrei e che non ho. La mia malattia, il mio aspetto fisico non mi aiutano a realizzare questo mio desiderio. Quando mi dicono:”La tua fidanzata come sta? Sta bene?” Mi fanno sentire un idiota, uno scemo. Dovete amare la vostra vita perché può essere molto crudele anche se non avete fatto nulla di male. Non importa quanto sei alto o basso, ricco o povero”. Il racconto diventa triste ma Cristian è un ragazzo tutto sommato positivo. Dalle cose coglie sempre il lato migliere e, perché no, umoristico. Di ritornare a scuola, non ci pensa nemmeno. O meglio ci dovrebbe pensare. I suoi compagni di classi, i suoi insegnanti, i suoi familiari lo dovrebbero far pensare. E la scuola, da parte sua, deve essere capace di accogliere Cristian come tutti gli altri.

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