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Rossana Carcieri e Monica Sassi

MARZANO APPIO – Mensa scolastica, ecco tutte le anomalie a danno dei genitori. Calpestata Legge e Costituzione

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Marzano Appio – La mensa scolastica infiamma i genitori che si sentono oltraggiati dall’atteggiamento dell’amministrazione comunale la quale intende aumentare il servizio – di ben 15 euro a persona – a metà dell’anno scolastico. Famiglie già in difficoltà economica minacciano di fornire i figli di panino da consumare durante la pausa mensa. Non l’avessero mai detto.  Rossana Carcieri ha “minacciato” fuoco e fiamme contro coloro che non rispetteranno le regole. La dirigente scolastica Monica Sassi, assicura: non è permesso consumare panini o altro. Chi non partecipa alla mensa deve lasciare la scuola, andare a casa per pranzare e poi dei ritornare in classe. E chi lavora come fa? Lascia il lavoro per assecondare la “burocrazia”?
Non resta, quindi, ai genitori, per il prossimo anno, di trasferire i bambini altrove. E speriamo che ciò avvenga in massa, giusto per dare una lezione a chi fa finta di non capire. Dal canto suo il comune di Marzano Appio, guidato dal sindaco Eugenio Ferrucci, ha già fatto sapere che il prossimo anno non ci sarà più trasporto scolastico  nè mensa.
Il diritto di scegliere tra l’iscrizione alla mensa scolastica e il consumo, a scuola, durante l’orario deputato alla mensa, del pasto preparato a casa, secondo un modello alimentare proprio, spetta a ogni genitore ed è un diritto di libertà garantito dalla Costituzione.
La predetta regola di libertà tocca diversi principi della nostra Costituzione: di eguaglianza di cui all’art. 3, di gratuità dell’istruzione inferiore di cui all’art. 34 Costituzione e il diritto all’esercizio pieno ed effettivo della genitorialità.
Non è ammissibile, dunque, l’imposizione della mensa comunale e del relativo costo, cioè di un servizio oneroso che  inciderebbe non solo sulle disponibilità economiche delle famiglie ma anche sulla scelta del modello alimentare da seguire e che solo il genitore può stabilire e valutare, senza condizionamenti, per il proprio figlio minore, trattandosi di scuola dell’obbligo. I giudici, del resto, in base a queste ragione, hanno da tempo sancito la regola di “facoltatività” del servizio di refezione scolastica e di conseguenza «il diritto di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto domestico da consumarsi nell’ambito delle singole scuole e nell’orario destinato alla refezione». (si legga da ultimo sentenza della Corte d’Appello di Torino, con Sentenza 21 giugno 2016, n. 1049).
Introdurre – come sembra intenda fare il Comune – un divieto alla citata regola di libertà, dunque obbligando a scegliere il modello alimentare stabilito d’autorità, costituirebbe una indebita compressione di facoltà tutelate dalla costituzione a tutela  della stessa genitorialità, veicolando – attraverso un uno improprio di poteri pubblici – e con modalità appartenenti a regimi ormai superati – l’adesione ad servizio mensa scelto da altri, il quale, come detto, deve restare una mera facoltà.
Neppure può ipotizzarsi un “allontanamento” dei minori nell’orario del pasto, trattandosi di scuola dell’obbligo, ritenendosi che la presenza a scuola durante la pausa pranzo non sia obbligatoria.
Il punto è stato chiarito: hanno avuto modo di affermare i giudici che, a prescindere dal vincolo della “continuità” della giornata scolastica (la pausa pranzo si inserisce nelle attività educative e formative) data l’età degli alunni delle scuole elementari si renderebbe necessario che essi vengano prelevati e riportati a scuola dai genitori o da persone di loro fiducia. In tal modo vi sarebbe una lesione e mancata protezione del diritto al lavoro dei genitori.
Anche sulla modalità di affidamento del servizio, si riscontrano varie anomalie:
anomalo appare il frazionamento dell’appalto di servizio mensa che vede un aumento del relativo costo, per effetto di un “nuovo affidamento” del servizio con una nuova determina del gennaio 2017, benchè si legga nella stessa determinazione del responsabile del servizio, l’esistenza di un indirizzo della Giunta (con delibera n. 69/2016) di indizione della gara per l’anno scolastico 2016/2017, dunque a copertura di tutto il periodo del servizio.
Appare evidente che sulla base delle ragioni di economicità e buon andamento, nonché per rispettare proprio quell’indirizzo della giunta, il responsabile avrebbe dovuto indire nell’ano 2016, una gara per affidare il servizio fino a tutto il mese di giugno 2017 e non già “frazionare” l’affidamento in due tronconi differenti, (uno per il 2016 e uno per il 2017) peraltro con un esito negativo per il Comune e a scapito dei genitori che hanno visto lievitare il costo della mensa a loro carico.
Ancora più anomala appare il vincolo assunto dalla ditta affidataria (unica partecipante) ad osservare il menu dell’”ASL del Molise” e non quella della Campania cui appartiene la scuola.
Vale la pena ricordare che il menù di ogni ASL viene predisposta con il concorso delle autorità sanitarie e regionali di un determinato territorio, che deve essere quello stesso in cui servizio viene svolto, perché solo le aziende sanitarie del territorio conoscono le condizioni specifiche della popolazione scolastica regionale, e possono valutare ciò che sia più efficace e costruttivo per l’alimentazione dei minori, anche instaurando un dialogo e uno scambio continuo e proficuo con le realtà locali (commissioni mensa, famiglie, insegnanti, fornitori) per il finale “obiettivo di salute” sul territorio.
Anche tale possibilità viene preclusa attraverso il vincolo di rispetto dei menù del Molise.

 

 

 

 

 

 

 

 

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