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Foto di repertorio

SAN PIETRO IN FINE – MIGRANTI IN CONDIZIONI PIETOSE, E’ POLEMICA

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SAN PIETRO INFINE ( di Antonio Migliozzi ) – Nei giorni scorsi, in quel di San Pietro Infine, si è vissuta una problematica riguardante un gruppo di rifugiati che si trovano ospiti presso il comune sampietrese. A rilevare questa problematica è un gruppo di volontari, capeggiati da Beatrice Volpe, che dall’inizio di dicembre si sta occupando dell’incresciosa situazione vissuta da 16 giovani migranti ospitati da una cooperativa in una struttura privata di San Pietro Infine. “Pur fruitori della diara quotidiana spettante per ognuno dei loro ospiti  – ha dichiarato Beatrice Volpe – i responsabili della gestione e conduzione hanno lasciato vivere i ragazzi in condizioni incresciose ed al risparmio. Riscaldamento ed acqua calda mal funzionante per insufficienza energetica; poi quando costretti dai ripetuti interventi dei volontari ed infine anche dal Comune, hanno provveduto all’impianto di un gruppo elettrogeno, ma tenuto stavolta volutamente e dispettosamente spento, se non in alcune ore notturne; la cosa certa è che la casa era letteralmente ghiacciata, ad ogni visita di noi volontari. Noi stessi abbiamo fornito numerosi indumenti, come giacconi, calzamaglie, cappelli, maglioni, per sopperire al freddo esagerato, soprattutto nel periodo delle recenti gelate, quando i ragazzi denunciavano che il formarsi di grossi lastroni di ghiaccio sotto il pavimento, talvolta utilizzato per scaricare i wc o per lavarsi ( due sole docce peraltro, anche mal funzionanti, per 16 persone ): la cooperativa ha fornito loro solo il minimo indispensabile previsto al loro arrivo, come abbigliamento, coperte e biancheria ( decisamente poco, minimo e soprattutto primaverile ). Mancanza di assistenza sanitaria, seppur richiesta. Noi volontari abbiamo provveduto a prestare assistenza ad un ragazzo malato da giorni fornendo medicinali di base per i primi interventi. Pasti unici e monotematici, senza alcun rispetto di previsti menu nutrizionali. Assenza costante di alcune delle figure professionali previste. Mancanza di elargizione delle somme mensili spettanti per i bisogni personali. Del tutto è stato naturalmente informato da noi stessi il Comune che si è subito attivato per informare e chiedere l’intervento di organi competenti ed Asl di riferimento, aggiungendo tra l’altro di non aver main ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte di questa cooperativa ?Don Bosco’ circa la presenza dei migranti nel proprio territorio. L’altra mattina è accaduto l’ultimo evento, come ci è stato riferito dagli stessi volontari. “I 16 ragazzi si sono rifiutati di firmare, chiedendo di ricevere i soldi di loro spettanza, ed il direttore responsabile li avrebbe cacciati fuori, in mezzo alla strada, senza acqua e senza cibo, chiudendo la struttura. I ragazzi si sono diretti alla sede comunale dove hanno denunciato l’accaduto ad un assessore e ad un consigliere comunale presenti, nonché ad un rappresentante dei carabinieri che si trovava lì e che ne ha raccolto la deposizione. Tornati a casa l’hanno trovata chiusa, rimanendo all’aperto con la pioggia fino alle ore 15, quando uno dei referenti della cooperativa è andato ad riaprire, forse perché avvisato che intanto montava la protesta. Noi abbiamo fornito alle ore 14 acqua e cibo ai ragazzi, digiuni dalla sera precedente. Il sindaco ha fatto ulteriore denuncia/comunicazione dell’accaduto agli organi competenti”.

La precisazione della Cooperativa Don Bosco:
Invio la presente in nome e per conto della Cooperativa Don Bosco Formazione e Lavoro a r.l. Onlus, in persona del Presidente p.t. al fine di comunicarvi che in riferimento all’articolo in oggetto la Cooperativa contesta la veridicità delle notizie e “fatti” ivi narrati nonché l’assoluta infondatezza delle “gravi” accuse mosse dal giornale sull’operato e l’azione della Cooperativa nella gestione del centro di accoglienza dei richiedenti asilo sito in San Pietro Infine.
Innanzitutto, la fotografia pubblicata nel giornale è di repertorio e non raffigura né il centro di accoglienza gestito dalla cooperativa né i suoi ospiti. La Cooperativa fa presente che i controlli effettuati, peraltro di recente, dalle competenti autorità ( Asl, Prefettura, Prefettura, Polizia ecc.) non hanno riscontrato i “gravi” fatti e situazioni denunciati nell’articolo, tant’è che la struttura non è stata chiusa e continua a funzionare. Tra le altre, palesemente offensiva e non rispondente al vero è l’affermazione del giornale secondo cui “i responsabili della struttura avrebbero tenuto “volutamente e dispettosamente” l’impianto di un gruppo elettrogeno spento.
La Cooperativa contesta al giornale e, in specie, al suo direttore, di aver acconsentito alla pubblicazione di questo articolo, che si presta ad essere fortemente lesivo della reputazione della Cooperativa (organismo accreditato e con esperienza maturata negli anni, nella gestione di strutture di accoglienza per i richiedenti asilo), senza aver preventivamente verificato la veridicità delle notizie e senza essersi preoccupato di assumere tutte le informazioni relative al caso. Un’adeguata verifica e un preventivo controllo da parte del giornalista e del direttore del giornale, avrebbero consentito loro di conoscere “la verità” dei fatti e la notizia “completa”, nonché gli avrebbero fatto conoscere la presenza nella struttura: di viveri (nelle quantità e misura previste dalla normativa e, per giunta, secondo le preferenze e i gusti espressi dagli ospiti); di vestiario, fornito dalla Cooperativa nella quantità e tipologia previste dalla normativa (e non in misura “minima” e insufficiente); dell’impiego in struttura di personale qualificato; competente e dotato delle certificazioni richieste per legge per l’esercizio delle attività e compiti cui sono preposti e così via.
Pertanto, la Cooperativa invita il Direttore responsabile del giornale di rimuovere l’articolo dal giornale, riservandosi di proporre ogni eventuale ed opportuna azione a tutela dei propri diritti nei confronti sia del giornale sia di coloro i quali sono menzionati nell’articolo ( Beatrice Volpe) come fonti delle “notizie”, non rispondenti al vero e lesive della propria reputazione.
Caserta, 03/02/2017
Avv. Paola Marzo

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