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ROCCAMONFINA – Acqua, associazioni e tifosi: ecco il paese delle mezze verità

ROCCAMONFINA (di Antonio Migliozzi ) –  Il centro montano di Roccamonfina, probabilmente, tenta di passare alla storia come il paese delle mezze verità. Per circa un mese i cittadini hanno utilizzato l’acqua inquinata semplicemente perché non sarebbe stata fatta adeguata pubblicità (come previsto dalla legge) all’ordinanza (la numero 74/16) che vietava l’uso dell’acqua pubblica per scopi umani. Qualcuno potrebbe pensare: si tratta di omissioni di atti di ufficio.
Niente affatto, replicano altri: è stato solo fatto per evitare di “destabilizzare” la sagra della castagna in corso. Come si sarebbe potuto spiegare ai tanti turisti che l’acqua di Roccamonfina non era potabile? No, per carità, meglio stare zitti. Mica vogliamo allontanare i turisti? Mica vogliamo negar loro la possibilità di ammirare le fantastiche casette di legno esposte in piazza? Non si può.
Del resto ai roccani non sarà dispiaciuto “sacrificarsi” per il bene comune e quindi utilizzare acqua non potabile per tutto questo tempo.  Oggi però arriva l’ordinanza che cancella quella precedente, perché l’acqua è ritornata potabile. Tranne il fontanino in piazza Nicola Amora dove – lo certifica la nuova ordinanza – l’acqua continua a non essere potabile.  E per questa nuova ordinanza la pubblicità è stata massima!
Chiaramente, in un contesto così “idilliaco” e “rispettoso” delle regole (chiedere al vice cucciolo che in consiglio comunale affermò:  delle regole me ne frego) fanno bella figura i “tifosi”, quelli che stanno sempre dalla stessa parte (per interessi o per amore puro) pronti a sguainare la spada per difendere i propri beniamini, in ogni circostanza. A torto o ragione. Poco importa. Senza vergogna di mostrare la loro mediocrità.
Ma le mezze verità “brillano” anche in altri campi, come ad esempio, nell’associazionismo dove, pensate, un consigliere di un famoso sodalizio, si scaglia contro il proprio presidente accusandolo di aver sperperato denaro “eludendo” la missione dell’associazione stessa che è quella di aiutare i poveri. Ma se le ragioni dell’attacco fossero altre? E se alla base della protesta del consigliere ci fosse del denaro negato per un’altra associazione di cui lo stesso consigliere sembra essere vice presidente?

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