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GIOIA SANNITICA – Comune, Cappella “parla” e poi annuncia: non parlerò più. Quasi un mistero della fede. Più forte “l’amore” con Raccio

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GIOIA SANNITICA – Municipio, ci sono voluti quasi due anni e mezzo per sentire la “voce” di Luciana Cappella, vice sindaco “imposto” (dallo zio, secondo qualche interpretazione del testo di una intercettazione della Procura) del comune di Gioia Sannitica. Ma cosa ha detto, Cappella, nel suo breve comunicato?
Difficile dirlo con esattezza; difficile individuare “le vittime” dello sfogo del vice sindaco. Una sola certezza: dopo questa eccezionale concessione, Cappella assicura: non parlerò più. Qualcuno, a Gioia Sannitica, ha interpretato questa frase come una tragedia (nel senso che  potrebbero sentire il vuoto incolmabile delle “esternazioni” di Luciana). Altri cittadini, invece, pare, avrebbero esultato all’annuncio di silenzio di Cappella (avrebbero pensato: se deve parlare per dire cose così “misteriose” preferiamo il suo silenzio).
Forse Cappella ha ritenuto necessario intervenire dopo le dimissioni di due assessori e di un consigliere (dalle rispettive deleghe) che hanno preferito creare un proprio gruppo consiliare. Una decisione, secondo alcuni, nata anche da contrasti sulla permanenza di Cappella in giunta.
Probabilmente, ipotizzano altri,  Cappella ha ritenuto necessario intervenire dopo le polemiche seguite all’arresto dello zio – Pietro Cappella (successivamente ritornato libero) – e la pubblicazione di una intercettazione telefonica nella quale la stessa Lucina e lo zio parlano “simpaticamente” del sindaco Michelangelo Raccio e dell’imprenditore Luigi Imperadore (anche lui arrestato e attualmente ai domiciliari). Un discorso nel quale la nipotina chiedeva allo zio di intervenire per “spiegare” a Raccio la “retta via”.
La pubblicazione della pesantissima intercettazione avrebbe dovuto spingere la stessa Cappella alle dimissioni (almeno dalla giunta). In assenza di tale coraggiosa decisione, il sindaco Raccio avrebbe dovuto estromettere Cappella dal governo locale. Questo è l’opinione diffusa in paese. Ma così non è stato. Anzi, dopo che la conversazione fra zio e nipotina è diventata pubblica, l’amore (chiaramente politico) fra Raccio e Cappella sembra essersi rafforzato. Mistero della fede

Ecco il comunicato a firma di Luciana Cappella:
“I fatti hanno parlato per me e prima di me. Ora pero voglio fare qualche precisazione in merito agli articoli che mi vedono protagonista o figura di comparsa.
Pur essendo anch’io ammiratrice del sistema anglosassone, non i sono dimessa perché mancano gli estremi: quello che avete letto era pura dialettica politica. Chi non ha mai raccontato un episodio, pur senza scendere nei particolari e usando un linguaggio poco formale, ad un parente, ad  una persona vicina (moglie, marito, madre padre, amico, etc)? Ecco, questo è il puro e semplice esempio di una scena della quotidianità di ognuno, a parte, ovviamente, gli appartenenti ad un ordine religioso di clausura!!
Ringrazio il Sindaco e quegli amici del gruppo di maggioranza con cui ho avuto, ho, e continuerò ad avere un reciproco rapporto di dialogo e libertà di parola, che sono la base della democrazia. Da questo momento in poi torno nel mio personale silenzio mediatico, non rispondendo, dunque, ad alcuna provocazione, anche se mi sono resa conto di essere “amata”, politicamente parlando ovviamente, più da qualche giornalista che da altri, dato che da due anni e mezzo rivolge la sua attenzione più a me che alla politica nazionale”.
(Luciana Cappella, vicesindaco di Gioia Sannitica)

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un commento

  1. da Anglosassone quale sono posso dirle che nel mio paese si sarebbe dovuta dimettere senza se e senza ma.

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