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ALVIGNANO – Boxe negata per Romano, arriva il ricorso al Tar del Lazio

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alvignano. La vicenda “ Sergio Romano” finisce al Tar del Lazio e sbarcherà sulle cronache nazionali. Il giovane consigliere di minoranza di Alvignano, che di professione fa la guardia giurata, è anche (e soprattutto) un ex pugile dilettante, con due match da professionista all’attivo. La boxe, la sua grande passione: per lei un ricorso che sarà discusso ai primi di luglio. Romano si rivolge alla stampa locale e alle telecamere nazionali, come un figlio che chiede l’aiuto a suo padre, raccontando così la storia della sua carriera da pugile alla quale un punto, come qualcuno crede, ancora non è stato messo: “opero con la Pugilistica Matesina di Giuseppe Corbo di Piedimonte Matese, quella di Parrinello per intenderci .Ho disputato vari match internazionali vincendo quasi sempre e in particolare contro la formazione cubana nel 2001 e 2002. L’ultimo l’ho sostenuto il 14 luglio 2002, dieci giorni prima del fatidico incidente in moto che mi ha strappato le ali verso l’olimpo. 24 luglio 2002 ore 15.45: un’auto mi taglia la strada. Ricoverato con la diagnosi di coma farmacologico e emiparesi destra. Appena dimesso dall’ospedale la mia prima direzione è stata la palestra, dove ho pianto e sudato perché a stento riuscivo a muovermi dinanzi al sacco. Il mio sogno: il titolo mondiale dei pesi massimi. Dopo aver recuperato la condizione giusta, il mio maestro, Giuseppe Corbo ha preteso che la visita la effettuassi a Roma e non a Caserta, dove tra l’altro, non avrei trovato nessuna difficoltà. Difficoltà che non avrei trovato neanche a Roma se il 19 ottobre del 2004 non avessi spontaneamente raccontato dell’incidente al neurologo Igino Tancredi. Errore più’ grande a volte è quello di essere troppo onesto, quale io fui. Difatti Tancredi mi invitava a salire il 26 ottobre e fargli leggere la cartella clinica per pura curiosità, una curiosità che mi condannò: nonostante stessi in perfetta forma non mi rilasciava il nulla osta per l’attività agonistica. Da quel giorno inizia il mio tormento. Per ripiego ho aperto un centro sportivo di body fitness, faccio mille altre cose, ma la mia vita è la boxe. Grazie ad un amico, Ciro Tammaro di Roma, il 24 aprile 2009 faccio il mio primo match da neoprofessionista in Spagna. A Luglio sostengo il secondo match, positivo e, settembre 2010, con solo una settimana di preavviso, dopo un mese di assoluto risposo  mi propongono il debutto contro Leif Larsen, norvegese di 2 metri con 12 incontri tutti vinti per ko. Aereo per Valencia. Secondo match da prof, con un solo giorno di preavviso, stessa condizione di assoluta assenza di preparazione specifica a Toronto. Ad aprile del 2011 presento richiesta alla federazione di integrazione all’ attività agonistica sul territorio italiano. Mi sottopongono all’impossibile. Risultato? Tutto perfetto. Il 9 novembre del 2011 per la seconda volta, mi sento dire dopo Tancredi nel 2004 che il mio stato psicofisico è perfetto, anche neurologicamente, però potrebbe sussistere una fragilità celebrale connessa all’attività’ del pugilato.  stiamo scherzando?  Combatto in tutto il mondo tranne che in Italia, però sono idoneo anche qui, un Paese in cui si va avanti poco per meriti e molto per raccomandazioni”. michela vigliotti

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