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ROCCHETTA E CROCE / PIEDIMONTE MATESE – Fondi per le aree interne, Matese e Alto Casertano esclusi

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ROCCHETTA E CROCE / PIEDIMONTE MATESE – Fondi per le aree interne, il Matese e l’Alto Casertano sono stati esclusi. Politici e amministratori finiscono sul banco degli imputati, semplicemente per non aver saputo curare – adeguatamente – gli interessi della zona. La delibera di Giunta Regionale 6000/2014 ha assunto le prime  determinazioni cioè  ha perimetrato e elencati i comuni di 4 Aree Interne: ALTA IRPINIA; CILENTO INTERNO; TAMMARO-TITERNO; VALLO DI DIANO. Ha avviato la fase dell’elaborazione della strategia d’area e della progettazione integrata; ha previsto il lancio di una seconda fase di selezione da avviare dopo la fese sperimentale.
Ciò considerato è immediata la constatazione che questo meccanismo di studio delle necessità individuazione dei problemi elaborazione delle soluzioni e  di finanziamento degli interventi ha completamente trascurato la provincia di Caserta nella quel non è stata individuata alcuna area interna.  Eppure quanto a crisi demografica i comuni di gallo e Letino nel Matese Rocchetta e Croce nel Montemaggiore danno i punti a qualsivoglia area. Croce è da pochi anni il primo centro i neo-disabitato, cioè fallito, della provincia di Caserta e forse della Campania.
Il Montemaggiore ha tutti i requisiti negativi (calo della popolazione, riduzione dell’occupazione, emigrazione, servizi in deficit etc) e positivi:  risorse naturali (area SIC,) culturali (parchi archeologici di Trebula, Cales, Grotte di Seiano a Pietramelara)  sistemi agro-alimentari (Vino casavecchia, castagna Ufarella, Ciliegia Imperiale,) e turistiche (agriturismi, fattorie didattiche). L’esclusione del Matese è poi clamorosa se si considera che l’area Tammaro-Titerno comprende tutto il Matese orientale.
Stupefacente è poi il silenzio della politica e dei Mass media: la discriminazione subita ed ingiustificata non è stata non dico combattuta ma neppure deplorata dai partiti politici, dai sindaci, dalle Comunità Montane, da Coldiretti, Sindacati.
Ciò paradossalmente dimostra che per la sua debolezza arretratezza, isolamento  e silenziosità è questa proprio l’area interna che ha maggior bisogno di tutela.
Ora chi ha la rappresentanza del Matese e dell’Alto Casertano dica cosa intende fare o, almeno, perché ha taciuto: disciplina di partito, ordine di scuderia, disattenzione, ignoranza della problematica, promessa di altre risorse? Ad oggi siamo alla frutta ed al territorio non vengono attribuite neppure le bucce.
Le Aree Interne rappresentano un’ampia parte dell’Italia con problemi demografici e di isolamento (lontana dai grandi agglomerati, con traiettorie di sviluppo instabili) ma tuttavia dotata di risorse e di un forte potenziale  di attrazione che manca nelle aree centrali. Dotate di importanti risorse ambientali (risorse idriche, sistemi agricolo, foreste, paesaggi naturali ed umani e) e culturali (beni archeologici, insediamenti storico, abbazie, piccoli musei centri di mestiere). I fondi per dette aree dovrebbero servire per combattere il calo della popolazione, la riduzione dell’occupazione e dell’utilizzo del territorio, offerta locale calante di servizi pubblici e privati, costi sociali quali il dissesto idrogeologico e il degrado del patrimonio culturale paesaggistico. Per invertire questa situazione vengono previste due classi di azioni: adeguamento della qualità e quantità dei servizi essenziali;  miglioramento della qualità e quantità dei servizi 3)   monitoraggio della rete di servizi delle arre interne; progetti di sviluppo locale su tutela del territorio e comunità locali; valorizzazione risorse naturali culturali e del turismo sostenibile; sistemi agroalimentari e filiere locali di energia rinnovabile; artigianato.

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