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ROCCAMONFINA – Funghi, l’allarme di Natale per gli Ovoli: attenzione, è in gioco la vita

ROCCAMONFINA (di Antonio Migliozzi) – Il noto micologo di Roccamonfina Enzo Natale lancia un grido d’allarme i difesa del sottobosco di Roccamonfina, con il proliferarsi della stagione della raccolta dei funghi che anticipa quella altrettanto attesa della raccolta delle castagne. “In questi giorni i nostri castagneti sono letteralmente invasi da persone che provengono da ben tre regioni, quali Campania, Lazio e Molise per la raccolta dei funghi. Da noi a Roccamonfina sono molto conosciute le qualità dei funghi porcini e quelle delle cosiddette Ovoli. A parte il fatto che questi funghi vengono raccolti quando ancora sono di piccole dimensioni, cosa che non consente né la vendita dello stesso fungo e né tanto meno la sua lavorazione, ma per quanto riguarda il fungo conosciuto con il nome ovolo, il rischio che si possa raccogliere e venderlo con un altro fungo molto simile ma altamente velenoso è quasi all’ordine del giorno. Sto parlando dell’Amanita Phalloides, nota anche come Tignosa Verdognola, la quale se non si è un esperto micologo può essere tranquillamente confusa con l’ovolo. Purtroppo questo fungo è quasi certamente il più pericoloso esistente in natura a causa della sua tossicità estremamente elevata e del suo elevato polimorfismo che lo rende somigliante a molte specie. Il rischio che anche quest’anno si sta correndo è il mancato controllo sul territorio non solo in riguardo alla stessa raccolta dei funghi, ma anche quella della vendita dello stesso fungo”. Infatti, se non si conosce bene questo maledetto fungo si rischia di venderlo ( e quindi comprarlo ) come un ovolo, e la sua tossicità porta alla morte entro soli cinque minuti dall’ingerimento, Purtroppo, malgrado si debba andare a raccogliere i funghi solo previa tesserino rilasciato dalla Regione Campania per mezzo della Comunità Montana, non c’è nessun tipo di controllo né per la raccolta e né per la vendita. Lo stesso Parco Regionale “Roccamonfina – foce del Garigliano”, della quale esistenza ancora se ne deve conoscere sia la ragione che la funzione, sembra nicchiare in tal senso.

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un commento

  1. Tutto corretto…ma dire che l’ingestione di A. phalloides provochi la morte in 5 minuti è vero come che la Terra è piatta. La sindrome causata dalle tossine di tale specie, nota come “sindrome falloidea” è infatti ricompresa in quelle cosiddette “a lunga latenza”, dal momento che i sintomi possono verificarsi, a volte, anche dopo 40 ore dal pasto; tale caratteristica rende le intossicazioni particolarmente pericolose proprio perché, quando si manifestano i primi sintomi, spesso i danni prodotti all’organismo – in particolare al fegato nel caso di A. phalloides – sono già gravissimi e, in taluni casi, irreparabili. L’unica speranza di sopravvivenza, nei casi più gravi, è rappresentata dal trapianto dell’organo.

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