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PIETRAVAIRANO – Processo tangenti, Rotondo si difende: la mia villa è stata regolarmente pagata. Ecco le fatture

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PIETRAVAIRANO – Appalti e tangenti, nuova udienza del processo di primo grado sul caso Longa Manus. L’ex sindaco Dario Rotondo fa parlare i suoi testimoni per provare che la realizzazione della sua villa non è stata un “premio” ricevuto in cambio di lavori pubblici “assicurati” a imprese amiche e compiacenti; bensì, quella costruzione, è avvenuta in cambio di regolari pagamenti. La prova nelle  fatture per l’acquisto dei materiali,  esibite in aula, alla corte. In tale direzioni sarebbero andate anche le parole dei testimoni che la difesa dell’imputato ha portato in aula. Questa, in sintesi, l’udienza svoltasi ieri davanti ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Si tornerà in aula il prossimo gennaio.   Il processo si snoda sui fatti che circa sei anni fa portano all’arresto dell’ex sindaco Dario Rotondo e di alcuni suoi assessori, tecnici e imprenditori. La Cassazione, inoltre, ha accolto anche il ricorso della Procura in merito alla posizione processuale dell’ex sindaco Dario Rotondo, dell’ex assessore Enzo Del Sesto e degli imprenditori Giovanni Zagaria e Gennaro Di Bello. Nei loro confronti la Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura, ha stabilito che il Gup dovrà rivalutare la precedente decisione – quella assunta circa un anno fa – con cui venivano scagionati da alcuni reati minori all’interno della stessa vicenda. Secondo la Procura e secondo i giudici del riesame che hanno confermato successivamente l’impianto accusatorio, nei confronti delle 29 persone indagate ci sono diverse accuse fra cui spicca l’ipotesi di reato per “associazione a delinquere”, “concussione”, “corruzione”, “turbativa d’asta”, “truffa ai danni dello Stato”, “falso”, “abuso d’ufficio” e “incendio”. Secondo l’accusa Rotondo e Del Sesto avevano messo in piedi un sistema per pilotare le gare d’appalto dell’ente in favore delle due ditte dell’Agro Aversano, Di Bello e Zagaria. L’imprenditore Cerbo, invece,   provvedeva a monetizzare le tangenti. I tecnici Panarello e Di Duca avrebbero favorito, dirigendo numerosi lavori, le ditte evitando alle stesse “problemi” con il comune. Le indagini sono scattate nel 2007 e hanno tratto origine da una denuncia di un imprenditore che, nel rappresentare fatti circostanziati aventi ad oggetto richieste di “contributi” a fronte dell’affidamento di lavori pubblici da parte del comune di Pietravairano. Intanto, nel processo Longa Manus esiste già una condanna definitiva, quella inflitta all’ingegnere Giuseppe Panarello a cui la Cassazione ha confermato la condanna inflitta dai giudici dell’appello. Panarello è la prima figura del gruppo di persone coinvolte nella vicenda a chiudere la propria posizione; inoltre è l’unica che finora avrebbe ammesso parte delle proprie colpe, giustificando però il proprio comportamento con l’impossibilità di agire diversamente. Insomma, Panarello era costretto a comportarsi in quel modo per poter lavorare. Panarello, secondo l’accusa, insieme ad altri due colleghi, Giuseppe Di Duca e Valerio Mortellaro, faceva parte di quel sistema che è stato denominato “Diga”, una sorta di misura di prevenzione che i tre si affrettavano a prendere per impedire l’accesso di altre società o ditte negli appalti del comune e dunque proteggere gli affari di quelle uniche ditte che si aggiudicavano gli appalti attraverso un sistema davvero farraginoso e diabolico. La “diga”, secondo l’accusa, era uno sbarramento attuato dai tre tecnici, tra cui Panarello, per proteggere il sistema che gli amministratori, collusi con gli imprenditori corruttori, avevano attuato per mettere le mani sulla pioggia dei milioni di euro che arrivavano per i lavori pubblici. Per rifare le strade per ristrutturare edifici e scuole comunali per gli impianti di illuminazione e quant’altro pur arrivando le richieste di partecipazione di numerose altre ditte erano sempre quelle di Zagaria e Di Bello ad aggiudicarsi i lavori. Ciò avveniva con un sistema illegale messo in moto dai sodali che di fatto impediva l’accesso ad altre imprese reali, mentre per le gare d’appalto facevano passare proposte fittizie, offerte provenienti da società che sono poi risultate inesistenti a seguito dei controlli della GdF.

 

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3 commenti

  1. Sono la rovina di Pietravairano, VERGOGNA!!!

  2. Verità, diceva mio nonno, non sputare in cielo che in faccia ti cade! Sta accadendo a molti, che prima bla bla bla contro altre persone, e poi si sono ritrovate con il sedere bagnato, e non si sa se per acqua o altro. Ringrazia il cielo o se ci credi Dio che finora a te è andato tutto bene, così come faccio anche io.

  3. E’ possibile visionare le fatture? Sarebbe interessante sapere le ditte che le hanno emesse.

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