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ALIFE – Paziente cade dalla barella del pronto soccorso e finisce in coma: è il pirata della strada accusato di aver investito un immigrato indiano. Casualità o maledizione?

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ALIFE – Accanimento del destino oppure vendetta indiana? E’ questo il dubbio che serpeggia fra la gente dopo l’episodio accaduto oggi presso l’ospedale di Piedimonte Matese. Qui, infatti, un uomo che era giunto nella struttura matesina per ricevere delle cure al pronto soccorso, è caduto – all’interno dello stesso pronto soccorso – battendo violentemente il capo e finendo in coma. Ora lo sfortunato protagonista della vicenda è stato trasferito d’urgenza in un centro specializzato a valle della Lucania.  Questa la butta avventura capitata a Giancarlo N. il 56 di Alife accusato di essere il pirata della strada che alcuni giorni fa ha investito e abbandonato un immigrato indiano. Tutto sarebbe accaduto poche ore fa nella struttura sanitaria di Piedimonte Matese. Nel tardo pomeriggio di oggi, infatti,  il 56enne avrebbe accusato un malore, probabilmente per abuso di alcol. Arriva l’ambulanza del 118 che lo preleva e lo trasporta presso il pronto soccorso di Piedimonte Matese. Dopo qualche ora l’uomo – raccontano alcune voci – avrebbe mostrato segni di ripresa  e avrebbe perciò tentato di alzarsi dalla barella. Pochi attimi dopo, purtroppo, sarebbe caduto rovinosamente a terra battendo violentemente il capo, finendo in coma.  Dopo alcuni tentativi di rianimazione, Giancarlo, sarebbe  stato trasferito presso una struttura specializzata della Lucania. In paese c’è già chi giura che non si tratta di semplice sfortuna e che potrebbe essere tutto spiegato con una terrificante maledizione indiana, magari lanciata dagli amici dell’immigrato investito. Tutta fantasia chiaramente. Ma c’è chi ci crede fortemente.

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4 commenti

  1. Complimenti per la fantasia dell’articolo, davvero. Neanche Collodi avrebbe saputo romanzare una fiaba meglio di così! Che poi sarei curioso di sapere che ritorno può avere cambiare così tanto la realtà dei fatti, se non per farvi poi sbugiardare dai testimoni diretti.
    Un consiglio spassionato,controllate bene le fonti prima di scrivere.

  2. PERT GIUSEPPE: Se lei conosce una realtà dei fatti diversi, invece di sparare giudizi avventati (quanto inutili) può tranquillamente scrivere qui la sua verità. Grazie

  3. Il problema non è quale verità conosco io o quale conosce l’autore dell’articolo, perché altrimenti in assenza di prove dirette staremmo giocando a “lei non sa chi sono io”, cosa ben più inutile dei miei giudizi (come lei afferma). La questione è che sembra che la fonte della notizia sia un passaparola che, come è ovvio, ha modificato la stessa strada facendo, o nel caso fosse invece una diretta testimonianza, questa abbia assistito a tutt’altra dinamica. Da qui il controllare bene le fonti, dato il dovere morale di riportare i fatti, non le favole.
    Ah, poi stendo un velo pietoso sulla ridicola faccenda della “maledizione indiana”, che suona anche abbastanza razzista, che potevate tranquillamente risparmiarvi.

  4. PER GIUSEPPE: Vede le nostre fonti sono autorevoli (non possiamo dirle chi sono cahiaramente), ma sono autorevoli. Pe rquanto riguarda la maledizione indiana era chiaramente una provocazione tantì che l’ultima frase dell’articolo dice: …..” In paese c’è già chi giura che non si tratta di semplice sfortuna e che potrebbe essere tutto spiegato con una terrificante maledizione indiana, magari lanciata dagli amici dell’immigrato investito. Tutta fantasia chiaramente. Ma c’è chi ci crede fortemente”.
    Come vede, quindi, non c’è proprio nulla di razzista. Grazie per l’attenzione che ci ha dedicato.

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