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SPARANISE – Mozzarelle “truccate”, partito il processo Cantile. Ammesse le intercettazioni e i testimoni

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SPARANISE –  Mozzarelle truccate, partito il processo nato dallo scandalo nel caseificio Cantile. Il giudice ha ammesso le intercettazioni telefoniche e alcune testimonianze che saranno ascoltate a partire dalla prossima udienza, fisssato per l’inizio del prossimo mese.  L’incheista condotta dai carabinieri della compagnia di Capua ha coinvolto   Guido Cantile, originario di San Cipriano di Aversa, ma residente a Caserta; Luigiantonio Cantile, residente a Caserta; il fratello Pasquale Cantile, residente anche lui a Caserta; Assunta Di Caprio, residente a Carinola; Agostino Verde, residente ad Aversa; Luigi Cammisa, residente ad Aversa; Antonio Di Feo, residente a Guardia Lombardi in provincia di Avellino; Giuseppina Genovese, di Agropoli; Luigi Bacco, di Agropoli; Ileana Micillo, di Sparanise; Paola Mormile, di Casal di Principe; Amedeo Fasulo, fratello dell’ex assessore del Comune di Caiazzo, Angelo. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione per delinquere, rivelazione di segreto d’ufficio continuato, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, commercio di sostanze alimentari nocive, falso ideologico, rimozione od omissione dolosa di cautele contro ìnfortuni sul lavoro, lesioni colpose conseguenti a infortuni sul lavoro, violazione di sigilli e smaltimento illecito di rifiuti. I Cantile, padre e figli, secondo gli inquirenti, sono i promotori dell’associazione a delinquere che avrebbe reiterato negli anni diversi illeciti, con il contributo di alcuni dipendenti e collaboratori dell’azienda, nonchè con la complicità e connivenza di veterinari dell’Asl (Verde e Cammisa). Questa organizzazione avrebbe realizzato un sistema ben collaudato negli anni, che le avrebbe consentito di raggiungere importanti traguardi economici, a discapito delle più elementari norme di sicurezza dei lavoratori e di tutela della salute pubblica. Proprio da un incidente sul lavoro, costato le dita di una mano ad un operaio del caseificio di Saparanise, sarebbe partita l’inchiesta della Procura sammaritana che avrebbe portato a scoperchiare un vaso di Pandora, dalla adulterazione di alimenti (al latte di bufala veniva abitualmente miscelato latte vaccino), all’utilizzo di partite di latte e di cagliata, spesso molto scadenti, acquistate in Francia, Polonia e Ungheria. Nel collegio difensivo gli avvocati Angelo Raucci, Rosario Avenia, Antonio Mirra, Fabrizo Zarone e Giovanna Zarone .

I Cantile ancora in carcere:
Qualche mese fa Guido Cantile e i suoi due figli –  Pasquale e Luigiantonio –  proprietari del caseificio CANTILE s.r.l., ritenuti responsabili della violazione delle prescrizioni loro imposte dalla misura degli arresti domiciliari , vennero arrestati e trasferiti al carcere si Santa Maria Capua Vetere.  Gli approfondimenti investigativi, effettuati dai Carabinieri in seguito all’esecuzione del provvedimento giudiziario del 12 maggio scorso, operazione che portò all’arresto di 12 persone ed al sequestro dell’intero caseificio e dei punti vendita dislocati sulle province di Caserta e Napoli, hanno consentito di appurare che i 3 indagati, nonostante i divieti loro imposti dal regime degli arresti domiciliari, hanno tentato reiteratamente – mediante comunicazioni telefoniche verso i propri dipendenti o raggiungendo personalmente i punti vendita, approfittando di permessi rilasciati dal Tribunale per motivi sanitari – di intromettersi nella gestione della società già sequestrata ed attualmente in amministrazione giudiziaria, con lo scopo di mantenere il controllo dell’attività aziendale di famiglia.  Alle predette inosservanze si aggiungeva, altresì, l’ulteriore manovra di intromissione nelle dinamiche aziendali messa in atto da Luigiantonio Cantile il quale, cercando la complicità di qualche dipendente, aveva messo in atto il tentativo di creare un accesso remoto per introdursi nel sistema telematico aziendale ed accedere pertanto ad informazioni riservate appartenenti all’azienda non più sotto la loro gestione.

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