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CASERTA – La povertà avanza e divora il futuro di migliaia di famiglie. il vescovo D’Alise: terra in miseria

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CASERTA – C’è una famiglia (padre, madre e bambino al seguito) che si è appena richiusa la porta alle spalle e sta per ridiscendere le scale dell’Episcopio. Cercavano aiuto, anche solo una parola di speranza. A fare anticamera restano quattro operai del Consorzio di bacino dei rifiuti Napoli-Caserta, che attendono d’essere ricevuti. «Ditelo che siamo da 15 mesi senza stipendio, che non sappiamo più che risposte dare ai nostri cari e cosa aspettarci dalla vita» fa uno di loro. Il vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D’Alise, va loro incontro e li rassicura: sarò subito da voi. È una processione di disperati continua quella che bussa alla sua porta. Non c’è giorno che non vi sia una protesta operaia. E c’ è poi l’emergenza criminalità, quella ambientale.
Si aspettava di trovare una terra di tali tormenti?
«Io sono originario di queste zone e non è che ho vissuto così lontano da qui, mi aspettavo di trovare problemi ma in questa misura proprio no. C’è troppa miseria, lei oggi non ha visto nulla ma è così ogni giorno: famiglie, persone singole, imprenditori sull’orlo del fallimento, operai, tutti bussano alla mia porta per chiedere aiuto. Sono persone disperate».
Ma come si è giunti in una situazione simile?
«È un problema più generale, che riguarda un po’ tutto il Paese. Questa città, dopo aver avuto un passato prestigioso e ricco sotto il profilo monumentale e culturale oltre che dell’economia, affronta oggi il tema della sopravvivenza materiale. Talvolta è meglio non aver mai conosciuto ricchezza».
Cosa vuol dire?
«Che oggi non è come nel dopoguerra quando si veniva dal nulla e ogni minima cosa appariva una conquista di benessere. Adesso ci sono poche persone che continuano a condurre un’esistenza normale a fronte di fasce sempre più larghe di sofferenza. Noi non siamo tutti uguali».
Cos’ è che manca?
«Non c’è giustizia ed equità sociale e qui si nota più che altrove. Quello che occorre è che nasca un’idea di solidarietà ma anche un’idea di parsimonia nella gestione della cosa pubblica».
Lei crede che chi è chiamato oggi ad incarichi politici ed istituzionali faccia un cattivo utilizzo delle risorse?
«La politica deve aiutare a fare giustizia sociale. Oggi non è così, e non parlo solo della politica. Prenda il caso dei lavoratori del Cub e il recente atto di sequestro dei conti del Consorzio operato dalla magistratura: con questa iniziativa si salva ciò che detta la legge ma non anche il diritto alla sopravvivenza degli operai».
Vi è un crescente senso di insicurezza in città, ci sono stati anche disordini fra i giovani nei fine settimana e polemiche su come gestire il fenomeno dell’assalto al centro storico.
«Ma quali alternative si offrono ai ragazzi se non il semplice sciamare e schiamazzare fino a notte fonda per le strade? Cosa si fa per i giovani? Ci vorrebbe un’idea più chiara sulla città che si vuol lasciare alle nuove generazioni. Se poi si azzuffano anche tra di loro, i nostri ragazzi, allora significa che siamo in grave ritardo anche sulla prevenzione di questi fenomeni. Gli ultimi episodi di cronaca sono segnali che se non presi in debita considerazione rischiano di tramutarsi nei problemi delle grandi città, con vere e proprie guerre tra bande».
(fonte: Corriere del Mezzogiorno – Piero Rossano)

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un commento

  1. La Chiesa cos’ha fatto per evitare questa ecatombe?La Chiesa è stata complice dei tanti politicanti che c’hanno ridotto a tal punto. Che facciano ammenda.

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