BAIA E LATINA / PIETRAMELARA / FRIGNANO – CANTILE CONOSCEVA BENE I KILLER, FORSE UN REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO

(il maresciallo Pasquale Mariano sul luogo del delitto)

BAIA E LATINA / PIETRAMELARA / FRIGNANO – Giuseppe Cantile potrebbe essere stato ucciso da persone che conosceva molto bene. I due uomini dell’Agro Aversano fermati dai carabinieri potrebbero appartenere alla stessa fazione di Cantile. L’ipotesi quindi, sulla quale stanno lavorando i militari dell’arma, potrebbe essere un regolamento di conti interno. Ora, i due sospettati sono nelle celle di sicurezza, in attesa della conmvalida del fermo da parte del giudice per le indagini preliminari. Nelle prossime ore, quindi, potrebbero conoscersi i nomi e i volti dei due esecutori dell’omicidio avvenuto ieri mattina nel piccolo centro di Baia e Latina.

Il delitto: L’uomo, ritenuto elemento di spicco del clan Papa operante per conto del clan dei Casalesi (fazione Schiavone) in alcuni comuni del Casertano, in particolare a Sparanise, Capua e Pietramelara, e’ stato rinvenuto privo di vita, ieri 10 gennaio 2014,  nella sua auto con due colpi di pistola alla testa. E’ stato un passante, intorno alle 8.30, ad avvisare i carabinieri. L’agguato e’ avvenuto in via Caduti di Guerra, di fronte alle case popolari in cui Cantile dimorava da due anni con una compagna. Dai primi accertamenti effettuati dagli investigatori del Reparto Operativo di Caserta e della Compagnia di Capua, sembra che i killer abbiano atteso Cantile all’uscita dell’abitazione freddandolo appena entrato in auto con due colpi di pistola alla testa. Un’esecuzione in piena regola dunque; l’arma utilizzata e’ di piccolo calibro, hanno accertato i carabinieri, non la solita “calibro nove” di cui si servono i killer dei clan. Ma che si sia trattato di un omicidio di matrice camorristica lo dimostrerebbe la caratura criminale di Cantile.

La carriera: noto alle forze dell’ordine dall’inizio degli anni 2000 quando faceva da autista al boss Giuseppe Papa. Cantile era stato arrestato l’ultima volta il 30 gennaio del 2013 dai carabinieri di Capua (fu successivamente scarcerato) per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso insieme ad altre quattro persone. Secondo il pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro che coordino’ le indagini, Cantile avrebbe imposto per conto del clan Papa il monopolio della vendita di bombole di gas di un’azienda contigua al clan. In cella finirono anche il titolare della ditta favorita dalla cosca e due dipendenti. L’inchiesta accerto’ come Cantile non si fermasse di fronte a nulla pur di imporre l’interesse del clan, arrivando finanche a buttare fuori strada in una scarpata l’auto su cui viaggiava la compagna dell’imprenditore concorrente che in quel momento era incinta, o a costringere uno dei dipendenti a licenziarsi pochi giorni dopo l’assunzione. Proprio l’imprenditore escluso dal mercato delle bombole racconto’ come Cantile lo avesse malmenato con un’asta di metallo, finendo all’ospedale con il polso rotto e altri contusioni al volto e al corpo guaribili in 30 giorni

La svolta: La notte scorsa i carabinieri hanno stretto il cerchio intorno ai due sospettati del delitto. Se nelle prossime ore arriveranno le  conferme da parte del giudice delle indagini preliminare, attraverso la convalida dell’arresto, allora il caso Cantile potrebbe ritenersi già chiuso, poche ore dopo il delitto. Sarebbero bastate, quindi, pochissime ore ai carabinieri della stazione di Pietramelara, guidata dal maresciallo Pasquale Mariano, in sinergia con i militari dell’arma della compagnia di Capua e quelli del nucleo operativo provinciale, per individuare gli autori del delitto.

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