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Pietramelara – lavori pubblici, ex tecnico comunale rinviato a giudizio

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pietramelara. E’ stato rinviato a giudizio l’ex tecnico comunale, Antonio Sangermano. Lo ha stabilito, ieri, il giudice per l’udienza preliminare. Ora Intrecci fra Appalti pubblici e malavita organizzata. Rinviato il il processo che nasce dall’operazione “Normandia”. La decisione dei giudici dopo che la Procura ha portato in udienza nuove prove e soprattutto nuove dichiarazioni del pentito Vargas. Prove che potrebbero indirizzare il destinoprocessuale degli imputati.
L’ex tecnico comunale, Antonio Sangermano, è coinvolto nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli che ha messo a nudo un sistema capillare per gestire appalti pubblici.
Secondo gli inquirenti, in diversi modi, i responsabili degli uffici tecnici avevano un ruolo importante nel favorire le ditte legate ai clan della camorra che dovevano poi aggiudicarsi gli appalti. E’ stata fissata per oggi l’udienza preliminare nella quale il Gup (giudice per l’udienza preliminare) dovrà decidere se rinviare a giudizio oppure no gli indagati nella vicenda.
Secondo l’accusa l’allora tecnico comunale, Sangermano, così come si legge nell’ordinanza, in qualità di pubblico funzionario addetto alla gestione amministrativa della gara d’appalto e dell’asta e geometra comunale presidente della commissione di aggiudicazione dei lavori, con il compito di rivelare i nomi degli imprenditori che avevano preso visione del bando al fine di consentirne “l’avvicinamento”, nonché con il compito di risolvere eventuali problemi sorti in corso di gara e che potessero modificare la attesa di aggiudicazione per la ditta concordata, anche attraverso la falsificazione di atti pubblici. L’inchiersta ha vissuto il momento più forte circa un anno fa, esattamenrt eil 12 luglio del 2010. In quella sede furono eseguite numerose ordinanze di arresto e notificati diverse decine di avvisi di garanzia.
Il pubblico ministero chiese, nei confronti di Antonio Sangermano e di altri 73 indagati, l’arresto in carcere. Una richiesta di arresto che venne respinta dal Gip, Vincenzo Alabiso. Finirono in carcere, invece, 17 persone. Secondo l’inchiesta della Procura della Repubblica, Sangermano favorì alcune ditte legate ai casalesi per i lavori in via Aneglone, via Mellucci e via Pescara.

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