I grandi leader del centro sinistra non parlano di federalismo fiscale e spesa storica, vanno al Nord e danno il contentino all’elettorato razzistello che nell’autonomia vede un’altra possibilità di sottrazione di diritti del Sud per tutela dei loro privilegi, non si scagliano contro Confindustria quando chiede che le ZES vengano estese a tutto il nord, non parlano di Sud nelle reti che li accolgono in prima serata nonostante alcuni di questi partiti esistono solo perché esiste il Sud.
I temi? Solo Palestina, riarmo, patrimoniale… il Sud è quell’argomento da sfoderare alle elezioni solo nei comizi locali.
Votare i rappresentanti di quei partiti che possono fare bene sul territorio ma non si ribellano alle decisioni delle segreterie è inutile. Sono anche loro a tutela del posto fisso nel proprio partito e farsi abbagliare da una luce singola che nel complesso non vale nulla è l’emblema dell’inutilità politica di oggi.
Il centro destra?
I dirigenti del Sud di Fratelli di Italia e Forza Italia sono tra i più pecoroni e incapaci dirigenti politici dei nostri tempi. Stanno dilapidando i voti al Sud per seguire la volontà della Lega, nello specifico di un razzista che persegue il sogno erotico dell’infanzia dell’autonomia a nome Calderoli.
Per cosa?
Per prendere il 4% che prendono al Sud, un 4% che ora sarà nullo derubato dai razzisti livello plus di Vannacci. Il movimento equità territoriale combatte assiduamente da anni per essere il partito che rappresenterà il sud nelle istituzioni. Lo facciamo in modo estenuante, informando, battendoci nelle piazze, divulgando e con la schiena dritta verso quello che serve realmente al sud, anche a costo di attirarci antipatie, come per il ponte: esempio di una sinistra che negli anni ha disinformato sulle esigenze reali del Sud e ha fatto propaganda sulla pelle dei meridionali con questo argomento.
(tratto da un pensiero di Rossella Solombrino)
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