Mondragone / Cellole – E’ ripatito oggi il processo nato dall’uccisione di Luigi Magrino. Sul banco dei testimoni è salito il medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo della vittima. Rispondendo alle domande delle parti il perito ha spiegato le ragioni della morte di Magrino: non fu ucciso dai tre colpi di pistola sparati contro di lui, bensì dai colpi inferiti sulla testa e sul viso dal calcio della pistola. Insomma, il professionista ha confermato le immagini mostrate, nella precedente udienza, nell’aula della Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dicono ben altro. Parlano di una ferocia inaudita, evidenziano il cranio della vittima massacrato dai colpi sferrati con il calcio della pistola, colpi ripetuti con cui Giancarlo Pagliaro ha praticamente ucciso il suo amico e compagno d’affari, Luigi Magrino. Al termine dell’udienza il giudice ha rinviato il processo alla prossima udienza – fissata per gli inizi del prossimo mese di ottobre – quando sarà ascoltato un consulente nominato dalla difesa dell’imputato.
Tutto nell’ambito del processo penale (con rito ordinario) a carico di Giancarlo Pagliaro reo confesso dell’omicidio di Luigi Magrino. L’omicidio è avvenuto la mattina dello scorso 28 aprile 2025 all’interno dell’area di servizio Agip, ubicata nel centro della città. La Procura ha indicato 30 testimoni che saranno chiamati a riferire sui fatti. (il video)
A sparare sarebbe stato un noto imprenditore della città, Giancarlo Pagliaro, titolare del mobilificio Franchino. La vittima è Luigi Magrino originario di Cellole ma da tempo residente a Formia, nella vita commerciante e, come lui stesso amava definirsi, uomo d’affari.
Le indagini sono state curate dai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, guidati dal colonello Bandelli. L’imputato è difeso dall’avvocato Miraglia mentre la famiglia della vittima dall’avvocato Ciro Balbo. (il video)
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