Cesare Cuccaro

PIGNATARO MAGGIORE – DUP e tasse comunali, il conto rischia di ricadere ancora sui cittadini

Pignataro Maggiore – Il Documento Unico di Programmazione dovrebbe indicare con chiarezza la strada che l’amministrazione comunale intende seguire nei prossimi anni, spiegando quali servizi migliorare, quali investimenti realizzare e soprattutto come utilizzare le risorse disponibili. Ma, leggendo le prospettive economiche dell’ente, ciò che emerge con maggiore evidenza è ancora una volta il peso destinato a ricadere sulle tasche dei contribuenti. Tra le questioni più delicate resta quella della Tari, la tassa sui rifiuti che già oggi rappresenta una voce pesante nei bilanci delle famiglie e delle attività commerciali. Se la programmazione dovesse tradursi in ulteriori aumenti, sarebbe necessario spiegare ai cittadini non soltanto quanto dovranno pagare, ma soprattutto perché. Una tassa elevata può essere comprensibile quando corrisponde a un servizio efficiente, puntuale e visibilmente migliore; diventa molto più difficile da accettare quando il contribuente continua invece a percepire criticità nella pulizia delle strade, nella cura degli spazi pubblici e più in generale nella qualità dei servizi ambientali. Il problema, quindi, non è semplicemente pagare la Tari, che resta un obbligo necessario per sostenere la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ma verificare se esista un rapporto ragionevole tra ciò che viene chiesto ai cittadini e ciò che viene restituito alla comunità. Il DUP dovrebbe servire proprio a questo: programmare interventi capaci di contenere i costi, migliorare l’organizzazione e individuare soluzioni che evitino di utilizzare l’aumento delle entrate come risposta automatica alle difficoltà di bilancio. Se invece la programmazione si limita a prevedere nuovi sacrifici senza mostrare una strategia altrettanto precisa per aumentare l’efficienza, ridurre gli sprechi e migliorare i servizi, il rischio è che la fiscalità comunale venga percepita non più come uno strumento di partecipazione alla vita collettiva, ma come una sorta di beneficenza obbligatoria verso un sistema che continua a chiedere senza riuscire a dimostrare con altrettanta chiarezza ciò che restituisce.

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